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Dai Palazzi

Scostamento di bilancio, la maggioranza (forse) c’è ma il problema Covid resta

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Nonostante isolamenti e quarantene, la maggioranza ha i numeri per votare la nota di aggiornamento del Def e il nuovo scostamento di bilancio (che da Costituzione richiede la maggioranza assoluta). Parola di Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento.

Autosufficienza recuperata grazie a qualche tampone diventato negativo? Soccorsi in arrivo? Non è dato sapere. Nel primo caso, una buona notizia per i diretti interessati. Ma comunque, si tratta di un problema soltanto rinviato.

A sollevare la questione sul piano istituzionale, quando era sembrato che per le assenze forzate causa Covid la maggioranza non fosse in grado di raggiungere il quorum previsto per lo scostamento di bilancio, erano stati nei giorni scorsi i senatori della componente “Idea-Cambiamo”, Massimo Berutti, Gaetano Quagliariello e Paolo Romani. Respingendo al mittente le richieste di aiuto sotterraneo, avevano sfidato il governo a depoliticizzare il voto ponendo alla luce del sole il problema di un quorum menomato per via di disposizioni di legge (quelle sul contenimento sanitario, che impediscono ai parlamentari positivi o in quarantena di poter accedere a Palazzo). In quel caso, e solo in quel caso, le opposizioni avrebbero preso in considerazione un tema che ha una sua oggettività e che potrebbe tornare a riproporsi finché le misure anti-Covid saranno in vigore.

Il ping pong è andato avanti per giorni, con la maggioranza a caccia di voti e i giornali a caccia di “responsabili”. Di appelli alla luce del sole – è proprio il caso di dirlo – manco l’ombra, finché il ministro D’Incà ha dato l’annuncio della ritrovata autosufficienza derubricando comunque il voto in Senato a voto “tecnico e non politico”. Ma il problema, per il futuro, resta e potrebbe tornare a riproporsi.

“L’annunciata autosufficienza ovviamente ci fa piacere – commentano Berutti, Quagliariello e Romani interpellati dall’Occidentale – perché ben depone rispetto alle condizioni dei colleghi che erano stati direttamente o indirettamente interessati dal Covid. Teniamo a sottolineare che, a differenza di quanto affermato dal ministro dei Rapporti col Parlamento, non si tratta di un voto tecnico ma di un voto politico: tecnica avrebbe potuto essere una eventuale soluzione per ovviare al problema dell’assenza del quorum richiesto della Costituzione dovuta a impedimenti oggettivi come una quarantena sanitaria. Il fatto che di una soluzione in questo caso non ci sia bisogno ci consente di preservare la natura politica del voto. A maggior ragione, tuttavia – concludono -, il giorno successivo, anche insieme a colleghi di altri gruppi, porremo al presidente del Senato e al presidente della Repubblica il problema di come affrontare situazioni di questo tipo nel momento in cui la fase di convivenza con questo virus si preannuncia non breve”.

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