Scuola. Gelmini: “Capisco l’ansia ma voglio cambiare il loro futuro”

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Scuola. Gelmini: “Capisco l’ansia ma voglio cambiare il loro futuro”

14 Novembre 2008

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini parla ai giovani su "Repubblica" in merito alle proteste contro la riforma che porta il suo nome: "Capisco la loro ansia, ma voglio cambiare per dare loro un futuro".

"Quando si fanno riforme profonde – ha spiegato – si paga sempre un prezzo in termini di critiche e di resistenza al cambiamento". E ha aggiunto: "Resto convinta che il paese abbia diritto ad un sistema della formazione moderno e competitivo e che sia mio preciso dovere lavorare in questa direzione. Accanto a chi mi contesta le assicuro che sono molte di più le persone che incontro per strada e che mi incoraggiano a non mollare".

Il ministro dell’Istruzione ha voluto ricordare che il governo è stato votato con un mandato preciso, ossia quello di ridurre il debito pubblico, il terzo al mondo e riqualificare la spesa. "È mio preciso dovere, come di ogni altro componente del governo, contribuire al raggiungimento di questo obiettivo".

In merito ai costi della scuola, il ministro ha affermato che le "spese per il funzionamento e il personale della scuola erano fuori controllo ed ho ritenuto indispensabile intervenire. L’Italia spende in istruzione come la Germania, ma i soldi vengono spesi male. Usare meglio il denaro pubblico è un obbligo morale verso le nuove generazioni".

E sulla questione del maestro prevalente la Gelmini ha spiegato che la priorità non erano i costi ma bensì "la necessità di avere un punto di riferimento educativo che accompagni la crescita personale e scolastica del bambino. Al maestro prevalente sarà affiancato il maestro di inglese e di religione". E ha ricordato che  "l’introduzione di più maestri ha portato l’Italia dal 3 posto all’8 nelle classifiche internazionali di qualità della nostra scuola elementare. Il maestro prevalente è presente in tutti i paesi d’Europa".

Per il ministro è un fatto risaputo che l’introduzione dei 3 maestri è servita per dare più posti di lavoro proprio quando i bambini diminuivano. Ma ha voluto sottolineare che si tratta di "un’esigenza sociale comprensibile, ma non certo formativa e che comunque oggi non ci possiamo più permettere aggiunge ancora il ministro che sul tempo pieno taglia corto".