Scuola. Vaticano: “Religione abbia lo status di disciplina scolastica”

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Scuola. Vaticano: “Religione abbia lo status di disciplina scolastica”

09 Settembre 2009

L’insegnamento della religione deve avere lo status di disciplina scolastica. Lo afferma la Congregazione per l’educazione cattolica in una lettera inviata lo scorso 5 maggio Presidenti delle Conferenze episcopali sul tema dell’insegnamento della religione. "La specificità di quest’insegnamento – si legge nel testo – non fa venir meno la sua natura propria di disciplina scolastica; al contrario, il mantenimento di quello status è una condizione d’efficacia: è necessario, perciò, che l’insegnamento religioso scolastico appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline".

"Deve presentare il messaggio e l’evento cristiano – prosegue il documento che cita diversi testi del magistero della Chiesa in proposito – con la stessa serietà e profondità con cui le altre discipline presentano i loro saperi. Accanto a queste, tuttavia, esso non si colloca come cosa accessoria, ma in un necessario dialogo interdisciplinare". Quindi si spiega che "l’insegnamento della religione è differente e complementare alla catechesi, in quanto è insegnamento scolastico che non richiede l’adesione di fede, ma trasmette le conoscenze sull’identità del cristianesimo e della vita cristiana. Inoltre, esso arricchisce la Chiesa e l’umanità di laboratori di cultura e umanità".

La posizione espressa dalla Congregazione per l’educazione cattolica risale al 5 maggio scorso e riguarda naturalmente la situazione dell’insegnamento della religione in diverse realtà nazionali e continentali. Tuttavia c’è anche un richiamo alla situazione italiana. Nello scorso mese di agosto il Tar del Lazio accoglieva un ricorso presentato da alcune associazioni e soprattutto da una folta rappresentanza di altre religioni presenti in Italia, in base al quale i professori di religione venivano esclusi dagli scrutini e quindi dal giudizio di merito sul profitto degli alunni. Una decisione che provocò le proteste dure della Cei. Nei giorni successivi però il Governo emanò una serie di norme che regolavano diversi aspetti della vita scolastica, fra cui appunto quello degli insegnanti di religione.

Il regolamento pubblicato sulla Gazzetta ufficiale non teneva conto della sentenza del Tar e dava ai docenti di religione un ruolo attivo negli scrutini e quindi li autorizzava a partecipare al giudizio sugli alunni. Di fatto il ricorso al Tar era stato presentato contro un provvedimento amministrativo dell’ex minisitro Giuseppe Fioroni, che veniva scavalcato da una legge. In ogni caso la battaglia legale andrà avanti perchè il ministro Maria Stella Gelmini aveva annunciato i il ricorso contro la sentenza al consiglio di Stato. Da parte loro i leader protestanti italiani, che capeggiavano il fronte del ricorso al Tar, facevano sapere che avrebbero a loro volta fatto ricorso alla Consulta. Nella "querelle" ora interviene il Vaticano che ribadisce, dal suo punto di vista, il valore didattico dell’ora di religione, cioè il suo status di materia scolastica a tutti gli effetti.