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Scuotere gli animi dal torpore è il vero senso delle primarie del Pdl

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Superare la perdita d'orientamento che rende spaesati, lanciando una nuova sfida, una vera e propria 'gara alle idee' per “restituire cuore e passione alla politica” come suggerito dal Segretario Alfano. Rimettere a fuoco l’obiettivo, per superare quel senso di “smarrimento”determinato dalla sfiducia e dalla mancanza di certezze, che aleggiano oggigiorno attorno alla politica ed obnubilano pensiero e facoltà di discernimento nei cittadini - elettori, questo il primo importante passo. Riscoprire i punti cardinali sulla bussola, risvegliando al contempo l'entusiasmo e la passione per le dinamiche della politica, compiendo scelte responsabili e consapevoli, perché, bisogna ammetterlo, la tentazione più semplice in frangenti come l’attuale, in cui la 'casta politica' ha assunto un’accezione dispregiativa e-facendo di tutt’un erba un fascio - la si addita quale principale causa dello status quo in cui versa l’Italia-è di ignorare tutto ciò che è ad essa assimilabile,o peggio ancora, di lasciarsi trascinare  dal vento dell’antipolitica, e stordire da chi millanta ipotetiche sovversioni del sistema-mela marcia e causa di tutti i mali-ammaliando con promesse e miraggi privi di fondamenta e di una programma con obiettivi concreti. E'  facile cavalcare l'onda dello scontento ed instillare l'idea di essere animati da chissà quale priorità d’intenti, quando si evita a tutti i costi un confronto sul campo.

Scardinare ogni certezza, ogni punto di riferimento valoriale, sedimentati  nel cuore di una nazione e quindi sua essenza stessa,senza proporre alternative valide e progetti costruttivi, è mero filosofeggiare ed a far questo, siamo bravi tutti. Forse la dote che non tutti possediamo,è quella di sciorinare barzellette in un momento in cui c’è ben poco da ridere, ma questi son dettagli. La palafitta su cui è costruito il movimento dei Grillini, che continua a seminare promesse effimere, è smontabile pezzo pezzo. Riflettiamo sul perché. 

Ostentare una chiusura totale al confronto verbale è stato mai motivo d’orgoglio nelle dinamiche della nostra storia politica, in cui proprio il dono della parola fluida e della dialettica costituiscono -da che mondo è mondo- l'humus della politica stessa? Bisogna saper competere e correre il rischio di perdere in un confronto faccia a faccia, non evitare di esporre  il proprio tallone d'Achille sul campo di battaglia della dialettica con chi nella politica come servizio per il bene dei cittadini, ci crede  fermamente. Lontano dall’arena  delle idee, dei  progetti e delle strategie future,non è concepibile nulla di realmente costruttivo. Forse il movimento dei  Grillini  è mosso dall’intento di realizzare una sorta di primavera araba “a rebour”? Piuttosto che affermare i valori fondanti di una democrazia, c'è la volontà di creare scompiglio, scardinando  i suoi principi ed inaugurando una stagione di traversate oceaniche a nuoto, barzellette e joyciani flussi d’(in)coscienza,per sparare a zero contro tutto e contro tutti sotto le luci delle telecamere? E’ questo ciò che realmente meritano gli italiani, a cui negli ultimi trecentosessantacinque giorni sono stati chiesti sacrifici lacrime e sangue? La primavera porta con se i raggi di un tiepido sole, i germogli dei fiori, il respiro, la vita ed è preludio all'estate,stagione di libertà e di rinascita per antonomasia.

Presuppone, insomma,una transizione costruttiva, ma la soluzione “Grillini”-nonostante la scelta del simbolo, le cinque stelle gialle ad evocare l'eccellenza ed il nome, aperto a duplice interpretazione,richiamando per un verso il 'mentore' e per l'altro, l’insetto vispo - manca dei presupposti basilari  per ri-costruire un'Italia che torni a splendere. Ma questo non è il solo pericolo che minaccia la politica italiana, c'è un altro, intricato, nodo da sciogliere. La sfiducia legata all'immagine di un centro-destra disunito è purtroppo l’altra faccia della medaglia. Lanciare un segnale forte, che scuota gli animi dal torpore cui stanno pigramente cedendo, motivandoli a partecipare ad una nuova sfida, è il vero senso delle Primarie del Pdl. Già risvegliare l’entusiasmo del popolo dei liberali di centrodestra non sarebbe poca cosa, per farlo,occorre dar loro la chance di esprimersi, partecipare, tornare a scegliere. Riscoprire la bussola di idee, valori,progetti che guidi la zattera della politica nella sua navigazione priva di rotta e  meta,correndo il rischio di esser risucchiata dalle torbide acque della crisi internazionale, orientandola verso la ricerca del bene comune, questa la soluzione, quando per 'bene comune' s'intende il superamento delle difficili sfide odierne,ancorandosi saldamente a valori e principi  di un passato glorioso,costellato da vittorie e conquiste.

Cambiare e modernizzare, riposizionando la lancetta della bussola per adattarla alle mutevoli esigenze dei tempi,senza tuttavia perder mai di vista il bagaglio del passato, frutto di una preziosa eredità di certezze,regole e principi. Verità, trasparenza,senso di responsabilità, sussidiarietà e solidarietà, dogmi di una buongoverno liberale di centrodestra. Quello che contrasta la tendenza al nichilistico ripiegamento su se stessi ed al declino che ne conseguirebbe ,continuando a porre l’individuo-fulcro di ogni scelta,punto di partenza e fine ultimo di ogni strategia- al centro. Una dimensione politica efficiente, declinata alla luce di alcuni imperativi-stato di diritto, rafforzamento dell’identità europea, valorizzazione di talenti e meriti individuali- strumenti a disposizione di una società che torni ad essere vitale e dinamica. Sogno impossibile o meta ancora raggiungibile? 

Sta proprio a noi ed alle nostre scelte orientare la sorte nella giusta direzione, perché come diceva Pico della Mirandola-“homo faber ipsius fortune”,che il buon vento di una politica sana, viva ed appassionata torni a spirare, indirizzando  la bussola nella giusta direzione!

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1 COMMENT

  1. cosa sia bene fare
    prima di fare quacosa in genere pensiamo se sia bene fare in una maniera o nell’altra.
    Spero che anche nel CD usino questo modo di fare e riflettano su cosa sia meglio in vista dlele elezioni. In genere l’esperienza passata ci aiusta a valutare meglio.
    Dopo l’8 settembre 1943 si pose in Italia il problema della futura guida politica e del ruolo della Monarchia. A parte quelli preconcettamente antimonarchici, gli altri consigliavano a Vittorio Emanuele III di uscire dalla scena abdicando a favore del figlio, o addirittura del nipote, ma non lo fece. Si decise solo nel maggio 1946, ad un mese del referendum, non dando quindi ad Umberto il modo di riconquistare alla Monarchia la fiducia degli Italiani.
    Così perdemmo all’Italia la Monarchia, imbarcandoci in una serie di problemi da cui non riusciamo avenir fuori.
    Anche in altre occasioni storiche (ed anche famiglie ed imprese) abbiam visto gloriosi anziani non aver voluto abbandonare il potere e trascinare nel declino l’istituzione, impresa, ecc. (in qualche caso abbiam visto anche il ritorno di vecchi capi ritornare per far rinvigorire istituzoni che i giovani non avevano saputo far continuare a prosperare).
    Riflettiamo ?

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