Se l’Italia fosse come la casa del Grande Fratello

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Se l’Italia fosse come la casa del Grande Fratello

21 Aprile 2009

Alzi la mano chi non ha esultato per la vittoria di Ferdi al Grande Fratello numero 9. Il ragazzo rom di 22 anni, arrivato clandestinamente dal Montenegro più di 10 anni fa a bordo di un gommone che portava lui, il padre e altre venti persone. Che è stato abbandonato dalla madre quando era piccolissimo, separato dolorosamente dalla sorella per il viaggio della speranza, costretto da suo padre a rubare e a partecipare a combattimenti clandestini tra minorenni per sopravvivere nel nostro paese, e poi salvato a un destino già segnato quando, strappato all’unico genitore che gli era rimasto, è stato affidato ad un istituto.

Qualcuno il giorno dopo il trionfo abbia il coraggio di confessare di non essersi commosso di fronte alla storia strappalacrime del giovane montenegrino, di non averlo amato, apprezzato e di non aver votato (anche solo virtualmente) almeno una volta per lui. E’ vero, quello che in molti hanno scritto, lo ha scelto l’Italia profonda. È l’Italia che non generalizza ma crede nel riscatto individuale, che si appassiona per i buoni sentimenti e ne riconosce il valore qualunque sia la provenienza, che si identifica col suo prossimo scavando tra le macerie ma anche compatendo la vita difficile di un giovane immigrato. Tutto detto. L’orgoglio di una nazione.

Peccato che questa è anche l’Italia di Berlusconi, l’Italia della casalinga di Voghera, che quando sceglie Ferdi è piena di umanità e quando vota il Cav. diventa il popolo bue deprecato da Scalfari e da Rep. È l’Italia che – noi l’abbiamo sempre saputo ed è fin troppo semplice scriverlo ora – non è affatto razzista e non ha bisogno di far appello ad alcuna difesa muscolare del territorio perché capisce che l’immigrato non è il nemico di nessuno quando l’immigrazione significa integrazione. Un’integrazione che parla italiano, capisce che a fronte dei diritti ci sono anche i doveri e soprattutto risponde alla violenza con il rispetto delle regole.

Strano che oggi in molti si riempiano la bocca con le “lezioni di civiltà”. Perché a pensarci bene se l’Italia fosse come la casa del Grande Fratello – un modello di integrazione in cui un ragazzo rom può meritatamente vincere tutti gli altri – forse il nostro paese sarebbe un paese più normale. Un paese in cui ci sono delle regole, che vanno rispettate da tutti, indipendentemente dalla provenienza, e in cui ad ogni infrazione corrisponde una sanzione. Fino a quella massima: l’espulsione per sempre. Quella che fa perdere la possibilità di vincere il montepremi della vita.