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"Si vis pacem, para bellum"

Se Obama abdica con l’Iran costringerà Israele ad attaccare Teheran

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Gli eventi stanno rapidamente spingendo Israele verso un attacco preventivo contro gli impianti nucleari dell’Iran, un attacco che avverrà probabilmente la prossima primavera.  L’operazione potrebbe essere un fallimento.  Oppure rivelarsi un successo, spingendo il prezzo del petrolio a 300 dollari al barile, provocando una guerra in Medio Oriente e coinvolgendo i militari statunitensi.  Allora perché l’amministrazione Obama sta facendo di tutto per accelerare questa escalation?

Alla riunione del G-8 in Italia, lo scorso luglio, il mese di settembre è stato fissato come ultima scadenza da imporre all’Iran per iniziare i negoziati sul suo programma nucleare.  La settimana scorsa, l’Iran ha dato la sua risposta: no. Quello che Teheran ha offerto in cambio è un documento di cinque pagine che è l’equivalente diplomatico di un grande “vaffanculo”. Il documento inizia lamentando “i modi di pensare peccaminosi che prevalgono nelle relazioni internazionali” per poi offrire grandi discorsi su tutta una varietà di argomenti: la democrazia, i diritti umani, il disarmo, il terrorismo, “il rispetto per i diritti degli stati”, ed altri temi in cui l’Iran è certamente un modello.  L’assenza più lampante è quella di una qualsiasi menzione del programma nucleare iraniano - giunto al cosiddetto “breakout point” - che secondo Mahmoud Ahmadinejad e il suo capo Ali Khamenei non è in discussione.

Cosa può fare un presidente statunitense di fronte a un documento destinato al fallimento? Cos’altro se non fare finta che non sia fallimentare?  I negoziati cominciano il primo ottobre. Tutto questo non fa altro che contribuire a persuadere la leadership israeliana sul fatto che, quando il Presidente Obama definisce "inaccettabile" l'Iran nucleare, intende questa affermazione più o meno nello stesso modo di un genitore quando rimprovera in maniera inefficace un adolescente che si comporta male.  Questa impressione viene rinforzata dal fatto che Obama ha deciso di togliere l’Iran dall'agenda della riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che presiederà il 24 settembre; dal fatto che il Segretario alla Difesa Robert Gates si è opposto pubblicamente ad attacchi contro le attrezzature nucleari dell’Iran; e dall’annuncio emesso dal governo russo che non sosterrà altre sanzioni contro l’Iran.

Insomma, la conclusione tra gli israeliani è che né l’amministrazione Obama né la “comunità internazionale” faranno niente per bloccare l’Iran.  Quindi Israele ha seguito una strategia diversa, e sta cercando di spingere gli Stati Uniti a fermare, o almeno a ritardare, un attacco di Gerusalemme contro l'Iran, attraverso l'imposizione di sanzioni più dure. Perciò, diversamente dagli attacchi israeliani contro il reattore iracheno nel 1981 e quello siriano nel 2007, entrambi pianificati in assoluto segreto, gli israeliani hanno reso appositamente pubbliche le loro paure, intenzioni e capacità.  Hanno mandato delle navi da guerra nel Canale di Suez in pieno giorno ed hanno effetuato esercitazioni di combattimento aereo a lunga portata.  Sono stati insolitamente comunicativi nei loro briefing con i giornalisti dicendo ogni volta di essere convinti che saranno in grado di completare il lavoro.

Il problema, comunque, è che l’amministrazione americana non abbocca, e uno deve domandarsi perché.  Forse Washingotn pensa che la diplomazia funzionerà, oppure che riuscirà a convincere gli israeliani a non attaccare.  Oppure, può darsi che in realtà gli Usa desiderino che Israele attacchi senza dare la percezione che loro siano d'accordo.  O forse non stanno prestando la giusta attenzione a quello che sta avvenendo. Ma Israele invece lo sta facendo.  E più gli Stati Uniti rimandano la questione di affrontare seriamente l’Iran, più si avvicina e diventa probabile una incursione israeliana. 

Un rapporto pubblicato  dal Bipartisan Policy Center, firmato dal Generale in pensione Charles Ward, evidenzia che entro l’anno prossimo l’Iran sarà capace di “produrre armi di uranio arrichito... in meno di due mesi”.  Ugualmente fondamentale, nella determinazione con cui si sta muovendo Israele, è la consegna di batterie anti-aeree S-300 prevista dalla Russia all’Iran: è quasi certo che Israele attaccherà prima che sia effettuata la consegna, senza curarsi che la bomba iraniana sia pronta fra due mesi o fra due anni.

L'attacco potrebbe avvantaggiare Israele, ma tutto dipende se avrà successo o meno. Certamente sarebbe nell'interesse dell’America che l’Iran non ottenga una capacità nucleare, sia reale che del cosiddetto “breakout”.  Questo vale anche per il Medio Oriente in generale, dove non c’è bisogno di una rincorsa all'atomica che la capacità nucleare iraniana provocherebbe inevitabilmente...

Non è nell’interesse degli Stati Uniti che Israele diventi lo strumento per disarmare l’Iran.  In primo luogo, la sua capacità di riuscirci è discutibile: gli strateghi israeliani stanno difondendo a mezzo voce l'ipotesi che, se anche l’attacco avesse successo, potrebbe esserci bisogno di ripeterlo fra qualche anno quando l’Iran svilupperà di nuovo la sua capacità nucleare. Per di più, è possible che l’Iran risponda a un attacco del genere non solo contro l’Israele, ma anche contro bersagli statunitensi in Iraq e nel Golfo Persico. Ma l'aspetto più importante è che, da parte degli Usa, provvedere attraverso un altro Stato alla risoluzione di questioni legate alla guerra e alla pace sarebbe un’abdicazione della propria responsabilità di superpotenza, nonostante l'alleanza che unisce Washington e Gerusalemme. 

Il Presidente Obama ha ceduto la responsabilità politica verso l’Iran al Primo Ministro Netanyahu.  Obama farebbe meglio a riprendersi questa responabilità, tenendo presente che la sua eloquenza non  vale a molto con l’Iran - e ricordando anche un utile adagio romano: Si vis pacem, para bellum.

Tratto da The Wall Street Journal

Traduzione di Ashleigh Rose

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11 COMMENTS

  1. Il mondo,sotto il sorriso
    Il mondo,sotto il sorriso ebete dei vari Obama,Solana,Berlusconi e compagnia,sta andando allegramente al disastro.

  2. articolo delirante
    E’ ora di finirla con queste follie imperialistiche. Basta una volta per tutte, è ora che si dica chiaro e tondo a Israele che se ha intenzione di trascinare tutto il mondo nelle sue avventure militari, rimarrà solo. Basta, non se ne può davvero più! Tanto è ormai chiaro che Israele ha bisogno di un nemico per darsi un senso, un nemico che molto spesso Israele stesso si è creato con le proprie mani (vedi Hamas). Prima c’era Nasser, poi Sadat, poi Arafat, poi Hezbollah, poi Saddam, poi Hamas, poi Ahmadinejad… E poi? Una volta eliminata la “minaccia iraniana”? A cosa ci si attacherà? Ah sì, dimenticavo la Siria… Intanto mentre qui si blatera su come si può leccare meglio il fondoschiena di Netanyahu e compagnia bella, i cristiani della Palestina stanno lentamente morendo sotto i colpi dell’occupazione militare israeliana: http://www.zenit.org/article-19480?l=italian
    Aprite gli occhi, vi prego…

  3. vis cosa?
    E se Obama volesse la guerra? Allora la sua politica sarebbe corretta: dare quartiere al nemico, fino al punto in cui non si può che fare la guerra. In latino fa così: si vis bellum, para pacem.

  4. So solo che Israele non
    So solo che Israele non permetterà all’Iran lo sviluppo dell’atomica. Credo che l’attacco sia l’estrema risorsa,nell’articolo la si mette come cosa fatta,ma Israele non è affatto convinto di potercela fare.Non sarebbe un successo se l’Iran si mostrasse capace di rispondere,magari colpendo Dimona.Rischiamo di essere trascinati in una guerra lunga ed enorme,la peggiore dal ’45, se permettiamo passivamente a Israele di colpire. La chiave è la Grande Madre Russia…il loro potere di persuasione va “comprato”…è ora di concedere qualcosa a loro, e lo scudo soppresso è solo l’inizio…

  5. Troppe seghe mentali…
    Il modo in cui l’autore dell’articolo ha qui esposto le proprie argomentazioni rappresenta una sintesi piuttosto eloquente di come il governo e i media americani si massacrino di seghe mentali pur di confondere e portare l’opinione pubblica dalla propria parte, nonchè per insabbiare i fatti “scomodi” riguardanti il cosiddetto “Occidente”… Fatto sta che se Israele avrà modo di continuare a fare pressioni sugli Stati Uniti attraverso le sue lobbies e di far sì che questi ultimi continuino ad abboccare alle provocazioni di Ahmadinejad & co. si rischia davvero che il mondo vada in merda molto prima che qualsivoglia asteroide o altra disgrazia apocalittica venuta da chissà dove possa piombarci addosso.

  6. mj23 articolo delirante
    mj23 articolo delirante
    “i cristiani della Palestina stanno lentamente morendo sotto i colpi dell’occupazione militare israeliana”

    Dovresti avere l’onestà e la correttezza di informarti meglio su quali siano e di chi i colpi sotto cui stanno morendo i Cristiani della Palestina e non solo della Palestina.

  7. caro Albert
    Io sono onestissimo, tanto è vero che non ho problemi ad ammettere che fino a un anno fa ero abbastanza convintamente filo-israeliano. Ma semplicemente perchè non sapevo nulla della storia di quei luoghi e mi sono fatto buggerare dai media. I musulmani sono nemici solo quando fa comodo, così come i cristiani sono perseguitati solo quando fa comodo, perchè nel caso ad esempio dei Balcani, come si può dimenticare la scandalosa criminalizazione dei serbi (cristiani ortodossi), accusati da tutti di essere un popolo genocida, mentre i terroristi islamici bosniaci e kosovari, tra cui anche molti pseudo-nemici di oggi riciclatisi tra le file dei talebani, vennero (e vengono tuttora!) presentati come “combattenti per la libertà”? Come si può ignorare che gli Stati Uniti, per mano della lobby filo-israeliana costituita dai vari Holbrooke, Albright, Clark, Lake, Wolfowitz, Rumsfeld, Cheney e via dicendo, si adoperarono per: 1) Armare e finanziare i mujaheddin bosniaci e kosovari tramite un accordo scandaloso nel 1994 con il tanto “odiato” Iran; 2) Bombardare la Serbia con l’uranio impoverito e appoggiare il movimento terrorista albanese Uçk nel 1999, tramite il complotto di Rambouillet; 3) Portare il Kosovo all’indipendenza dalla Serbia in totale violazione della Risoluzione 1244 dell’ONU, consegnando di fatto la culla della Cristianità balcanica nelle mani di un governo di terroristi, guerriglieri e narcotrafficanti (perchè, non so se lo sai, ma l’attuale “premier” kosovaro e i membri del suo governo, sono tutti ex-combattenti dell’Uçk, anzi, il “premier” Thaçi è proprio il leader del movimento terrorista!). Eccetera, eccetera. Non basta per far capire quanto abnorme sia l’ipocrisia di questi personaggi che si ergono a “paladini della lotta al terrorismo” e a “difensori della Cristianità”? Ergo, ti inviterei a leggere con attenzione l’articolo che ho indicato relativamente alla persecuzione dei cristiani in Palestina, perchè chi parla è una delle massime autorità cristiane – non musulmane, cristiane – della comunità autoctona. Ecco di nuovo il link: http://www.zenit.org/article-19480?l=italian

  8. Commenti a “Se Obama…”
    @ mj23

    Sono d’accordo con te sulla vergognosa guerra antiserba in Kosovo sull’abbandono tragico, indecente al quale sono stati lasciati i serbi kosovari, sulla distruzione vandalica, selvaggia delle loro meravigliose Basiliche e delle opere d’arte in esse contenute, sostituite da moschee finanziate dall’Arabia Saudita, sulla negazione della loro Storia che è anche la nostra…
    Ho odiato la Albright, la Bonino, Clinton e D’Alema…ma anche Papa Woityla, che è stato uno degli elementi scatenanti con il riconoscimento della Croazia e della Slovenia (in funzione anti-Ortodossa) e la Germania impaziente di estendere il suo potere politico-economico in quelle regioni.
    Ma non ti seguo sulle dichiarazioni del Patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal.
    Ogni sua parola è dettata dal politically correct della propaganda palestinese che egli adotta per convinzione o per opportunismo.
    Non una parola sul “perché” della barriera o “muro”, non una parola sui Processi inutili e eterni cui sono sottoposti i cristiani per recuperare i loro beni e proprietà rubati loro dalle bande di Hamas o di Al fatah, le vessazioni e gli insulti.
    La posizione della Chiesa in quella regione è sempre stata ambigua. Essa ricorda con nostalgia l’occupazione giordana che garantiva al clero qualche antico vantaggio e, per prudenza, si mantiene filo-palestinese, essendo cristiani anche molti arabi. Vedi George Abbas.
    Basta ricordare la occupazione della Chiesa della Natività di Betlemme da parte di terroristi con la protezione e copertura sfegatata e bugiarda di quel frate che continuava ad intervenire alla tv per condannare non gli occupanti bensì gli israeliani.
    “Non hanno da mangiare, non hanno da bere…”.
    Tutto falso, avevano l’uno e l’altro (gli Israeliani stessi fornivano, a vista, acqua) .
    Fu suor Nunziatina a raccontare, dopo, che avevano fatto una grande scorta di provviste il venerdì santo, due giorni prima…
    Disse che c’erano anche i surgelati e le verdure sott’olio….

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