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Prove di scalata

Se ora Bonaccini si mette a difendere Fontana…

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Mentre il centrosinistra in ordine sparso e con toni diversi è impegnato ad attaccare frontalmente il modello di risposta all’emergenza sanitaria messo in piedi dalla Lombardia del governatore leghista Fontana, una difesa inaspettata al collega lombardo è arrivata dal governatore Pd dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. “Il problema non è la polemica con la Lombardia. Dico a tutti: attenti ad attaccare qualcuno. Evitiamo adesso i teatrini delle responsabilità” – ha detto pochi giorni fa Bonaccini. E ancora: “Stiamo parlando di contrastare una pandemia drammatica, per la quale ci sono soluzioni e ricette che non sono né di destra né di sinistra”. Insomma, Bonaccini, l’ex eterno Godot, ancora una volta sceglie un atteggiamento ecumenico e da “padre nobile” nell’evidente tentativo di proporre la sua figura per un ruolo di primo piano a livello nazionale.

Del resto a precisa domanda una settimana fa su una sua eventuale candidatura a premier aveva risposto di ‘non escludere nulla’. Di qui il tentativo di camminare sulle acque delle polemiche politiche, il profilo formalmente super partes e la mano tesa a Fontana che, pur elegante, potrebbe suonare come il famoso bacio nell’orto del Getsemani. E’ evidente infatti che, pur essendo gli argomenti di Bonaccini corretti ed essendo sacrosanto il riferimento a una pandemia che ha colto tutti di sorpresa, amministratori di destra e di sinistra, per il governatore Fontana le gentilezze di Bonaccini, dopo i tanti attacchi patiti, potrebbero avere l’effetto di una cavalleresca concessione dell’onore delle armi che glorifica maggiormente chi la offre di chi la riceve. Perchè la narrazione in politica è tutto, al di là dei numeri concreti di una pandemia che, conti alla mano, ha colpito in modo simile (si pensi ai dati dell’Istituto superiore della sanità sulle cra) Emilia Romagna e Lombardia.

Ma al netto delle strategiche galanterie istituzionali, è nell’esplicitare la sua ricetta per la sanità post virale che Bonaccini dimostra il suo maggiore tentativo di strizzare l’occhio al centrodestra confermando come la migliore ricetta della sinistra “per battere la destra” (per citare il libro dello stesso governatore emiliano) sia proprio vestire i panni della destra. Bonaccini infatti, pur mantenendo fermo il baluardo del no alla massiccia apertura ai privati, predica autonomia sulle politiche sanitarie bocciando ogni spinta centralizzatrice un tempo tanto cara alla sinistra.
“Questo Paese ha bisogno di rafforzare la sanità pubblica, con una forte connotazione di direttive nazionali, ma se in futuro qualcuno verrà in Emilia-Romagna a dire che la sanità deve essere gestita tutta da Roma troverà l’opposizione non di Bonaccini, ma di tutti gli emiliano-romagnoli”. Parole che evidentemente potrebbero essere messe in bocca tal quali al governatore leghista del Veneto Luca Zaia, col quale guarda caso Bonaccini in questi mesi di emergenza ha costruito un solido asse. Insomma, ecumenismo di facciata e forte spinta autonomista: con queste due armi il dirigente di partito che ha mosso i primi passi nel piccolo Comune di Campogalliano, descritto e plasmato da un Pd, orfano di leader e di idee, a miglior governatore del bacino del Mediterraneo, punta esplicitamente al ruolo oggi occupato da Giuseppe Conte.

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