Home News Senza una cultura politica, il centrodestra fa il gioco di Conte (e...

Senza una cultura politica, il centrodestra fa il gioco di Conte (e della sinistra)

1

Con una battuta potrebbe dirsi che la sinistra, soprattutto ma non solo in Italia, governa anche quando è all’opposizione. O, quanto meno, fa sì che la destra non riesca a far passare molte sue iniziative e a far sembrare accettabile la sua visione del mondo, la sua “narrazione” per così dire, neanche quando ha le redini politiche del comando. Con i termini “visone” e “narrazione” io qui intendo qualcosa di più che non l’intercettazione di un disagio e la presa in carica politica di esso. Sicuramente, la destra ha avuto il merito, ad inizio legislatura, di comprendere come la presenza di un’immigrazione clandestina, o comunque non controllata, non generasse negli italiani una “paura indotta” o “artificiale”, come vorrebbe la retorica di sinistra, ma qualcosa che viene a sbattere con la qualità stessa della loro vita, soprattutto in quelle periferie che la sinistra ormai più non frequenta. E Salvini è stato premiato dal consenso popolare per aver cavalcato con coerenza questa sua lungimirante intuizione. Eppure, un’idea non fa primavera. Soprattutto se le altre sembrano scelte casualmente, non organizzate in qualcosa di coerente e definito. E se, capita anche questo, sono a volte in contraddizione fra di loro: c’è un filo rosso, ad esempio, fra la cosiddetta “quota 100” e una cultura economica produttivistica e non assistenzialistica che pure dovrebbe essere nel Dna della nostra parte politica? Ciò che manca a destra è una cultura, una bussola che orienti e dia un senso, ovviamente flessibile, alle scelte da compiere. E quindi manca una classe dirigente propriamente detta, che non può ridursi alla conquista e al governo del consenso e ad agire d’istinto e rapsodicamente; e nemmeno solamente a proporre modelli di buona amministrazione. O quanto meno quella cultura c’è, ci sarebbe, sarebbe persino più coerente e al passo dei tempi di quella della sinistra, ma non trova espressione politica e resta confinata nel campo di intellettuali colti ma chiusi aristocraticamente, e anche narcisisticamente, nei propri studi e nelle proprie ossessioni, suscettibili e litigiosi quanto e più di quelli di sinistra. Quanto ai leader politici di destra, essi sono semplicemente disinteressati, o mostrano solo un interesse di maniera, alla cultura politica. Hanno in parte ragione perché la concretezza della politica rifugge dagli intellettualismi. Né, ovviamente, si vuole qui riproporre l’ideale illiberale dell’ “intellettuale organico”. Si vorrebbe, semplicemente, richiamare l’attenzione sul valore politico, direttamente politico, che una maggiore attenzione alle sintesi culturali potrebbe avere per quegli stessi leader. Sulla lunga distanza, che è poi quella su cui si costruisce il potere vero, quello cioè con una certa stabilità. Nelle società avanzate infatti le mentalità diffuse costituiscono una sorta di potere che determinano dispositivi di pensiero e tic e informano di sé la burocrazia, le scuole, l’università, l’editoria, persino l’intrattenimento, o come vediamo in questi giorni la magistratura. Un vero e proprio “muro di gomma” che blocca, a volte addirittura in partenza, le politiche di riforma in senso liberale e conservatore, cioè di destra, della nostra società. È perciò, a mio avviso, da accogliere senza indugi la proposta avanzata da Marcello Veneziani su “La Verità” e fatta subito propria sul blog di Nicola Porro dall’editore-intellettuale Francesco Giubilei, che, con la sua rete associazionistica giovanile e i suoi marchi editoriali potrebbe dare un supporto anche organizzativo non indifferente: indire degli “Stati Generali”, come Veneziani li chiama fra il serio e il faceto, chiamati, col contributo del mondo intellettuale “a mettere a fuoco una risposta organica, una compagine e una proposta alternativa di governo. Sarebbe anche un modo per uscire da un’atteggiamento semplicemente reattivo, ed anche rancoroso e stizzito, che la destra continua un po’ ad avere e che ormai appartiene a un’altra stagione politica. Ha ragione perciò da vendere, a mio avviso, Gaetano Quagliariello, che insiste da tempo sull’importanza della cultura politica, a invitare la destra a non restare ferma in un sovranismo astratto, e quindi ideologico, quando il contesto generale è ormai cambiato. E, aggiungerei, quote di sovranismo sono state assunte e fatte proprie, poco importa se in modo strumentale, anche da qualche esponente della nostra controparte politica.

1 COMMENT

  1. E’ vero la destra ha pochi intellettuali e un po’ chiusi nella loro turris eburnea, mentre la sinistra ha molte menti eccellenti accanto a ripetitori di slogan come sono alcuni politici.La cultura in generale è di sinistra. Ma ora la destra potrebbe avviare un dibattito di ampio respiro sui temi economici ed etici. Se si avesse il coraggio di sostenere posizioni nette sugli aiuti UE e sulla famiglia ed anche sulla difesa della libertà di opinione, forse all’inizio si correrebbe il rischio di essere contestati, ma poi si potrebbe catalizzare una marea di persone che non vogliono vedere stravolgere la loro vita , ma , non sapendo a chi rivolgersi , si rassegnano e pensano di sbagliare, visto che la maggioranza va in senso opposto. La sinistra sta esagerando con la distruzione della figlia naturale e la legge sull’omotransfobia che diventerà la condanna di ogni pensiero libero.Penso che non si debba temere di perdere voti, ma si debba proporre una narrazione incardinata su basi filosofiche e si debba accettare il rischio di ricevere anatemi dalla cultura imperante. Non mi pare che ciò sia difficile, dato che la sinistra sta proponendoschemi. contrari all’etica e al diritto naturale e , in campo finsnziario afferma proposizioni puerili come : ” I sildi del Mes ci servono , sono da prendere al volo”. Ma questi illustri personaggi hanno mai firmato in contratto ? Conoscono le fonti del diritto ?,È vero occorre una classe dirigente all’altezza pronta a discutere ad alto livello ignorando il consenso. Churchil non cercò il consenso, ma la gente lo ascoltò. E forse la Brezit di ora è l’,erede di quel ” ,Never give in, never surrender Un no deciso all’avversario sconfitto per due volte in nome della libertà.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here