Home News “Serve una nuova fase politica anche per le famiglie e le imprese del Nord”

E' nata Unione italiana

“Serve una nuova fase politica anche per le famiglie e le imprese del Nord”

Il mondo della politica è in fermento, tra le vicende giudiziarie del Presidente del Consiglio, i “fuorionda” di Gianfranco Fini, le manifestazioni in piazza dei dipietristi di viola vestiti a cui sa rispondere ben poco il nuovo Pd di Bersani. Ma il mondo della politica è in fermento, o meglio sarebbe dire in movimento, anche per i continui richiami all’azione che provengono dalla società civile. A pochi mesi dalle elezioni regionali in molte zone del paese si registrano sommovimenti, rumors, quando non veri e propri lavori in corso. Un fervore di iniziative che sollecita la politica e che richiama anche ad un nuovo coraggioso impegno.

Stavolta la scossa viene dal profondo Nord. Quello delle piccole e medie imprese laboriose, quello in cui dovrebbe essere più stabile la situazione politica, per la presenza di un asse di ferro tra Pdl e Lega, quel Nord che dà e quindi pretende dalla politica garanzia e impegno. Tra Saronno e la Brianza si è costituito un movimento – si chiama Unione Italiana e il suo fondatore è Gianfranco Librandi – che torna a parlare un linguaggio antico ma sempre carico di significati. L’ambizione è alta: scendere in campo e confrontarsi subito con la volontà degli elettori. Altrettanto alta l’ispirazione ideale: valorizzare l’Italia per l’avvenire dei giovani, con un richiamo forte all'unità nazionale, in dissenso, quindi, da posizioni leghiste. Del resto Librandi è uomo che sa guardare avanti con lungimiranza, uno che di intrapresa e di sviluppo ne sa parecchio. Poco più che cinquantenne, dinamico e dall'inesausta curiosità intellettuale, è riuscito a fare della sua TCI un'azienda d'eccellenza, leader a livello mondiale nelsettore dei corpi illuminanti. Nella TCI, anche nei momenti più difficili, non si è cessato mai dal guardare avanti, anteponendo a qualsiasi difficoltà, la continuità e lo sviluppo della ricerca. Librandi ha coltivato da tempo anche la passione politica, rivestendo un ruolo centrale nel PDL locale ed essendo consigliere comunale al Comune di Saronno. Senza dimenticare una precisa collocazione politica, anche in questo campo, attraverso la costituzione dell'Unione, è determinato a guardare avanti, muovendo dal presupposto che la consapevole unità degli intenti, l’unione, per l'appunto, fa la forza.

Dottor Librandi, partiamo dall’alto. Ci racconta qual è la vocazione ideale del suo movimento?
“Al centro delle scelte dell'Unione Italiana poniamo etica, competenza, merito e onestà. Sono questi i principi guida di un governo del Paese, capace di sviluppare un’azione politica lungimirante, improntata a saggezza e moderazione, ma ferma e intransigente nella difesa di tali valori, capace di superare le vecchie e le nuove povertà. Le difficoltà non devono e non possono far paura: occorre far si che rappresentino la linfa vitale per guardare avanti, in una visione unitaria del Paese Italia”

Scendiamo un po’ più in basso. Lei come legge l’attuale fase politica?
“Viviamo una fase economica e sociale difficilissima, che mi auguro transitoria. Anche la politica sembra frastornata e smarrita. Purtroppo l’aver procrastinato decisioni, anche urgenti e non rinviabili, per il teorema – tutto italiano – di non scontentare mai nessuno ha contribuito ad
aggravare una situazione critica” .

Lei dice, quindi, che servono scelte impopolari per dare un nuovo slancio al Paese?
“Sto dicendo che senza ‘consenso’ non si può governare. Le scelte, però, vanno fatte, anche a costo di scontentare qualcuno. Anche a seguito della crisi economica - ma non solo - il Paese è mutato, ma la sua classe politica e dirigente sembra non essersene accorta e non vuole mutare il proprio atteggiamento. Sta montando - per arginare un potenziale grave scontento – una ‘deriva’ che può mettere in discussione (sotto alcuni aspetti di forma e di sostanza) la nostra stessa democrazia”.

Come Unione voi battete molto il tasto della meritocrazia, in politica e nell’ambito professionale. Ma come far valere il principio meritocratico in un Paese che sembra condannato da tempo a tenere il merito in soffitta?
“La politica deve intervenire con serie proposte progettuali e non solo programmatiche. Un progetto vale nel tempo, mostra l'azione strategica; il programma, invece, ne è un'immediata, parziale attuazione. Il progetto è una linea, il programma ne è un segmento. Ci vogliono progetti e non solo
programmi e, soprattutto, ci vogliono i fatti. Ecco. Se si costituisce e si fa crescere una classe politica che comprenda questi concetti e che sia sinceramente motivata a “fare bene il bene comune”, nello stesso momento si riesce a creare le condizioni per coagulare e per fare emergere quadri tecnici e professionalità adeguate a questa innovativa spinta. Noi dell'Unione non siamo, tuttavia, degli ingenui: sappiamo bene che occorre porre regole chiare e certe, per selezionare i capaci e i meritevoli. In caso contrario ci sarà sempre posto per ‘l’amico dell’amico’. Eppure siamo convinti che un poco alla volta sia possibile invertirne la percentuale: passare dall’attuale 70 per cento di ‘amici degli amici’ al 30 per cento. Sarebbe già uno straordinario risultato di costume e di lavoro concreto”.

Lei è un imprenditore che esporta in tutto il mondo: Cina, Argentina, Russia, Germania... è un protagonista diretto dell'economia italiana. Come giudica l’operato del Governo su temi strategici quali crisi economica, riforme, sburocratizzazione della macchina amministrativa, servizi al cittadino?
Si è fatto tanto, ma c’è ancora moltissimo da fare. C’è stato un lodevole tentativo del ministro Brunetta, che speriamo possa dare presto risultati tangibili, per migliorare l’efficacia della Pubblica Amministrazione per i servizi ai Cittadini. Ci sono i grandi risultati dell’Aquila, dove il Premier in prima persona si è impegnato, la questione dei rifiuti a Napoli, che, purtroppo, si è però riproposta drammaticamente in Sicilia e ancora nella stessa Campania. Ma quando di parla di altri ambiti è difficile vantare dei successi pieni. L'economia tuttora ristagna e le prospettive appaiono incerte. Le risorse, i soldi, nelle banche ci sono, mercè, anche, l'intervento dello Stato, ma la piccola e la media impresa - cioè il cuore produttivo del Paese - soffre per la stretta creditizia in modo drammatico e molte situazioni sono divenute irreversibili, con posti di lavoro cancellati, imprenditorialità distrutta e ricchezza dispersa.

E allora veniamo alla domanda più importante: che fare?
Le strade da percorrere nell’immediato sono diverse: aiutare a sbloccare i consumi favorendo una seria rinegoziazione dei mutui a carico delle famiglie (con un tasso di interesse concordato tra le parti sociali e il governo). La rinegoziazione renderebbe disponibile alle famiglie nuova liquidità, oggi impegnata a pagare le rate dei prestiti per la casa, per la macchina o per le vacanze; dare più forza alle aziende competitive, che dimostrino, basandosi su progetti concreti, di avere la capacità di uscire dalla crisi attuale. La qual cosa, anche limitando l’utilizzo della cassa integrazione, a fronte di una riduzione degli oneri sociali a carico delle imprese. In questo modo le imprese avrebbero l’opportunità di reinvestire importanti capitali (in un momento in cui, come già ho rilevato, l’accesso al credito è assai problematico, nonostante gli sforzi che pure vanno riconosciuti al Governo) nel rafforzamento dei prodotti e nel conseguente consolidamento dell’occupazione. Ovviamente queste misure vanno, per quanto possibile, concordate con le parti sociali e poste in essere sulla base di progetti verificabili e condivisibili. Da ultimo è necessario procedere ad una seria, radicale e profonda attività di riduzione della spesa pubblica. Nonostante se ne parli da anni, nonostante alcuni ne abbiamo fatto il proprio cavallo di battaglia, ancora poco o nulla è stato realizzato in tal senso. Occorre dire basta a sprechi e privilegi.

Un pungolo per questo governo o una velleitaria alternativa?
In questa fase si tratta di una necessità.  Occorre una classe politica che abbia come unico e principale interesse quello di guardare avanti e affrontare i veri problemi del Paese nel suo insieme, anche quelli contingenti. Il Paese ha bisogno di un Governo solidale e amico: è questo ci viene chiesto dall’imprenditoria e dalle famiglie che sono attanagliate dalla difficilissima congiuntura economica. 

Guardiamo per un attimo ad un altro tema caro al movimento: l’Europa. Col trattato di Lisbona dovrebbe consolidarsi il ruolo politico dell’Europa e per certi aspetti si tratta di una svolta storica, dopo che per decenni l’Ue ha basato la sua forza solo su una piattaforma economica. Secondo lei a che punto siamo e cosa resta ancora da fare?
In Italia, ma non solo, si discute di tutto fuorché del reale processo in atto: gli Stati della UE si risveglieranno tra breve sempre più federati, con limitata e residua sovranità. L’ordinamento giuridico nazionale sarà sempre più invaso dal “gigante normativo europeo”, un'invasione che giudico positiva, in un’ottica sempre più sovranazionale. Dobbiamo smettere di guardare sempre e solo al nostro giardino, l’Europa è una grande realtà, un paese di cui tutti dobbiamo sentirci cittadini. Da questo mese di dicembre l’Europa sarà politicamente più unita e maggiormente coesa dal punto di vista legislativo. Anche in Europa, però, dobbiamo far sentire la voce dell'Italia, selezionandovi valide risorse (torniamo alla "religione" della meritocrazia) da inviarvi nell'ambito delle diversificate articolazioni politiche e amministrative. E', infatti, positivo che l'Europa pervada sempre di più la realtà nazionale, ma noi italiani dobbiamo essere presenti, in maniera qualificata, nel governo dell'Europa, a vantaggio dei nostri cittadini e delle nostre imprese. 
 

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5 COMMENTS

  1. Energia, entusiasmo, le idee
    Energia, entusiasmo, le idee chiare e la concretezza di chi è abituato a confrontarsi ogni giorno con il proprio lavoro e vuole reagire alle difficoltà non solo economiche dei nostri giorni.
    Etica, merito, competenza ed onestà in primo piano
    Sarà anche un linguaggio antico, come si dice nell’introduzione all’intervista, ma questo è il linguaggio che noi cittadini, stanchi e nauseati dall’attuale modo di fare politica, vogliamo ed apprezziamo.
    Unione Italiana è davvero un’ottima iniziativa.

  2. nuove forze e nuove energie in politica
    è ora che la società civile si rimbocchi le maniche e decida di prendere parte alla vita politica del paese.

    è ora che ci si riappropri di un modo di fare politica con passione, dedizione e soprattutto etica!

    questa classe politica dovrebbe farsi da parte, non ha più nulla da dire, ha esaurito la sua spinta propulsiva, semmai ne avesse avuta una..

    ben vengano imprenditori e uomini capaci, per rinnovare il modo di fare politica e riversare le loro energie e le loro competenza in un progetto comune.

    condivido in pieno la lettura della nostra realtà nazionale. allora, forse, non tutti sono omologati, qualcuno è ancora in grado di pensare con la propria testa e dirci che è arrivato il momento di avere coraggio e cambiare!

  3. aria nuova!
    ci vuole aria nuova in politica. non mi stupisco che arrivi proprio dal profondo nord questo nuovo vento…spero che spazzi via questa politica capace solo di fare i propri interessi, attaccati alle poltrone e null’altro! è proprio da quei posti e da quelle comunità che lavorano e producono e che si vedono governati da personaggi che fanno politica a slogan che c’è ansia di cambiamento..non possiamo subire ancora questa politica locale legata a strani misticismi padani, a vaghe idee di programmi mai realizzati e allo sperpero dissennato di risorse pubbliche per creare consenso. la lega ha deluso, ora è il momento che si faccia da parte. il pdl non è mai esistito, è solo un’idea mai divenuta realtà. c’era forza italia con tutti i pro e i tanti contro…un partito che non è mai stato un vero partito ma solo una persona. e domani cosa faremo?

  4. abbiamo bisogno di gente così!!!
    bravo librandi,
    abbiamo bisogno di gente come lei, concreta e senza peli sulla lingua!
    basta con questa polititucola del “teniamoci stretto il cadreghino”…
    è tempo di fare scelte e cambiare modo di agire!
    viva unione italiana e ovviamente…VIVA L’ITALIA!!!!

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