Si chiama Matteo Mureddu ed è sardo uno dei parà morti a Kabul
17 Settembre 2009
di Redazione
Un piccolo paese dell’Oristanese, Solarussa, nella costa ovest della Sardegna, è in lutto. Stretto attorno a una famiglia. Ha perso un ragazzo valoroso e coraggioso in un attentato a kabul. Aveva solo 26 anni.
Il parà sardo si chiamava Matteo Mureddu. Figlio di un allevatore, Augusto Mureddu, e di una casalinga, Greca, Matteo aveva un fratello di dieci anni più grande, Stefano, anch’egli militare, e una sorella, che l’estate scorsa l’aveva reso zio.
La famiglia è stata informata dal generale Santroni, comandante militare della Sardegna. Intorno alla famiglia Mureddu si è steso un cordone di affetto e protezione dell’intera comunità del centro dell’ Oristanese.
L’attentato nel quale hanno perso la vita se militari (altri 4 sono rimasti feriti) è avvenuto alle 12.10 locali, le 9.40. L’Italia, impegnata a sostegno della democrazia e della libertà in Afghanistan, piange così le sue vittime, che dal 2004 ad oggi salgono a 20.
Oltre ai nostri 6 militari morti ci sono secondo il ministero della Difesa afghano, tra i civili, anche 10 vittime afghane e 55 feriti. I morti italiani sono invece quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due blindati Lince coinvolti nell’attentato.
Questa la dinamica: l’autobomba avrebbe distrutto il primo Lince della colonna uccidendo i cinque militari a bordo. Quasi distrutto anche il secondo con una vittima e quattro soldati in gravi condizioni. I morti sono quattro caporal maggiore, un sergente maggiore e il tenente che comandava i due Lince. Appartengono tutti alla al 186esimo reggimento della Folgore che erano di stanza a Kabul. Uno dei sei soldati italiani uccisi sembra fosse appena arrivato a Kabul, probabilmente oggi stesso.
Il convoglio colpito stava trasportando dall’aeroporto di Kabul al quartier generale di Isaf alcuni militari che erano tornati da una licenza: due di questi sarebbero tra le vittime.
Dei quattro militari feriti, tre sono dell’Esercito e uno dell’Aeronautica.
