Sicurezza. Maroni: “Il governo non ha mai pensato di porre la fiducia sul ddl”

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Sicurezza. Maroni: “Il governo non ha mai pensato di porre la fiducia sul ddl”

19 Marzo 2009

"Sono francamente sorpreso" dalla lettera dei parlamentari della Pdl che chiede al governo di non mettere la fiducia sul disegno di legge sicurezza. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, intervistato da Maurizio Belpietro nel corso del programma "Panorama del Giorno" in onda su Canale 5.

La norma, ha ricordato il ministro, "è stata introdotta dal Senato con l’approvazione all’unanimità del Pdl e della Lega non c’è mai stata intenzione da parte del governo di mettere la fiducia sul ddl: si tratta di un provvedimento complesso, ricco, che vogliamo sia discusso dal Parlamento. Per questo l’iniziativa dei 101 mi pare strana". Maroni non ha quindi escluso che la lettera sia legata a fibrillazioni interne alla maggioranza.

"Ogni volta che si avvicina un congresso – ha sottolineato – e quello del Pdl è importante perchè porta all’unione di due partiti, ci sono fermenti. Non vorrei ci fosse dietro una cosa del genere. Chiedo che su questi temi si discuta nel merito, senza strumentalizzare per fini politici". Il ministro ha quindi ribadito che il provvedimento non introduce alcun obbligo per medici di denunciare i clandestini.

"Noi – ha sottolineato – togliamo il divieto, che esiste solo in Italia, di segnalare un clandestino. Poi, chi vuole denunciare lo fa, chi non vuole non lo fa. Non mi pare uno stravolgimento della Costituzione o dei trattati internazionali". Quanto all’ipotesi che con l’introduzione del ddl i figli di clandestini non possano essere registrati all’anagrafe Maroni ha ribadito che "questa è un’altra falsita. Non esiete questa norma. I figli dei dei clandestini saranno tutti regolarmente registrati- È una errata informazione, messa in giro per fare polemica".

Anche Italo Bocchino, vicecapogruppo del Pdl alla Camera, ha criticato duramente la lettera dei contestatori, giudicandola "inutile e stupida". In un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato di non capire la scelta, "ma preferirei evitare di entrare in polemica con chi ha portato avanti un’iniziativa senza senso come questa". Bocchino sottolinea poi come la lettera sia superata dai fatti, perché "avevamo già deciso di riportare le norme contestate in commissione e avviare una nuova riflessione, anche alla luce delle perplessità avanzate dal presidente della Camera, Gianfranco Fini". Quindi "le norme probabilmente saranno corrette e tutto si sgonfierà", prevede Bocchino.