Home News Sogno di una notte di inizio estate

Scenari post virus

Sogno di una notte di inizio estate

0
69

Ho fatto un sogno. Alla fine era andato davvero tutto bene: il virus era scomparso, la vita era tornata apparentemente alla sua normalità, eravamo ritornati ad abbracciarci. Il virus, in verità, aveva fatto tutto da solo: aveva fatto il gradasso, né più né meno come fanno tanti umani, e si era poi sgonfiato, indebolito. Tutto da solo. Il vaccino non era arrivato, più che altro perché i virologi avevano scoperto che era più fruttuoso passare la vita negli studi televisivi, a farsi intervistare sparandola grossa, e a raccontarci la loro vita privata, che non a sudare nei laboratori sui microscopi. In verità, qualcosa era cambiato: a parte qualcuno che era diventato più ricco di prima, speculando sulle altrui miserie, tutti eravamo diventati più poveri. Ma eravamo felici, o almeno così eravamo stati persuasi a credere da qualcuno che non conoscevamo, e che forse era quel signore gentile con la pochette che compariva ancora sugli schermi la sera (ci aveva preso gusto e noi ci eravamo affezionati). Ma forse era qualcuno ancora più su di lui o dietro di lui, ma che non vedevamo. Forse quell’uomo alto che ogni tanto sbucava dalle telecamere e sembrava fargli la guardia. Ma che importa! Di fronte alla felicità, meglio non farsi troppe domande. La mattina andavamo a lavoro, anche se in percentuale eravamo sempre di meno ad averlo, il lavoro, con il monopattino. Per chi aveva la fortuna di vivere a Roma, gli era concesso pure un pizzico di avventura: lo slalom fra le buche che aveva ideato una gentile signora, che per questo e non solo per questo) avevamo appena confermata nel suo bell’ufficio con vista sui Fori. E la sera tornavamo a casa felici perché avevamo salvato il pianeta e in un colpo solo avevamo accontentato Greta, Francesco e pure quell’altra garbata signora che si chiamava Ursula e viveva a Bruxelles ma era sempre attenta e vigile alle nostre sorti. Vita, lavoro, casa, computer, il sermone fisso serale del signore con la pochette: la nostra vita si muoveva lungo binari semplici, tranquilli, sicuri.

Certo, qualcuno fantasticava di isole misteriose ove andavano i pochi ricchi rimasti in vacanza, e qualcuno, più vecchio, raccontava di esserci stato anche lui, pur ricco non essendo mai stato. Erano i “vizi” del vecchio mondo, che rischiavamo di pagare caro. Eravamo troppo surriscaldati, come il clima. Però, chissà, risparmiando sul magro bilancio di cittadinanza che abbiamo, una vacanzuccia fuori la porta potremmo pure permettercela quest’anno: il signore gentile e paterno che compare puntuale ad ora di telegiornale ci ha detto che dobbiamo essere patriottici, e riscoprire le bellezze dell’Italia. Come dargli torto? La natura ci ha dato in dono tante bellezze, ma anche noi alla fine siamo stati bravi a meritarcele. Siamo una repubblica non più fondata sul lavoro, che non c’è, ma sulle due “r”: la resistenza e la resilienza. A proposito, vorrei che mio figlio diventando grande mi raccontasse bene la prima, perché c’è qualche punto che non mi torna, e spiegasse il significato della seconda parola. Sono sicuro che saprà farlo visto che studia. A distanza, ovviamente.  Pensate come eravamo arretrati prima della pandemia! Perdevamo tempo a mandare i nostri figli a scuola, inquinando e rischiando pure che, frequentando cattive compagnie, contraessero qualche brutto virus. Ad esempio, quello del pensiero critico. A un certo punto è suonata la sveglia, e mi sono svegliato. Era solo un sogno, però dopo tutto mi sembra che quel sogno nella realtà questa volta è a portata di mano.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here