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Lezioni di Storia

Solimano il Magnifico, il Cesare dei Cesari d’Oriente

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Il potere è ambivalente. Ha associato e diviso gli uomini, si è sposato con la giustizia e ha esercitato il brutale uso della forza. Nelle sue forme più diverse, ha attraversato la storia, incarnandosi in un ristretto numero di persone, figure cruciali, simboli destinati a proiettarsi nei secoli. Le undici “Lezioni di Storia”, in programma all’Auditorium fino al 17 maggio, spaziando dal mondo classico alle dittature del secolo breve, raccontano luci e ombre di un modo di governare, tanto avversato quanto controverso, emblema e incarnazione del potere. La terza edizione dell’ormai consueto appuntamento domenicale è dedicata ai “Volti del Potere”. Con una digressione storica lunga più di 2000 anni, alcuni tra i più illustri storici contemporanei sviluppano l’analisi delle personalità di leader che, nel bene e nel male, hanno imposto la loro impronta sulla storia e condizionato i posteri. La rassegna è sold out dal primo appuntamento, sono stati già venduti tutti i diecimila biglietti disponibili per gli incontri 2008-2009. Per chi sostiene che la cultura sia sempre più appannaggio di una minoranza, la lunghe code domenicali nel piazzale dell’Auditorium, rappresentano la smentita.

Se nella prima lezione Luciano Canfora ha affrontato l’età Periclea, svelando aspetti poco noti dell’illustre Alcmenoide, il secondo appuntamento ha visto invece salire in cattedra una donna, Chiara Frugoni, per raccontare in modo inconsueto l’epoca di San Francesco. La spartana scenografia della Sala Sinopoli, luci soffuse, cattedra e appunti, è stata stravolta dalla medievalista di Pisa, protagonista di una lezione sui generis, raccontata attraverso le immagini e i dipinti, testimoni della “santità governata” del patrono di Assisi.

 

Oggi tocca ad Alessandro Barbero salire in cattedra e diventare, per un giorno, professore di oltre 1200 romani. Lo storico piemontese affronta il controverso tema del potere dei “Cesari dei Romei”, analizzando la figura di Solimano il Magnifico, trascinatore di folle e scaltro uomo politico del XVI secolo. E’ il Sultano di oltre 700.000 turchi e l'erede di Roma e Bisanzio, è un insaziabile conquistatore di terre e un esperto giurista, è il capo della potente fanteria dei Giannizzeri e anche un poeta, un uomo affascinante e un despota temuto, protettore della Mecca e patrono delle arti. Il Gran Turco porta l’Impero Ottomano ai massimi fulgori e riesce ad inserirsi a pieno titolo nell’elenco dei leader carismatici più abili della storia. Ricostruisce Gerusalemme, occupa Belgrado, placa Damasco, assedia Rodi. L’annessione all’Impero Ottomano di un’infinità di territori, dalla Persia al nord Africa, dall’Ungheria al Medio Oriente, pone tutto l’est conoscibile sotto l’egida del Sultano. La sua smania di grandezza non ha confini, sperimenta nuove forme di autorità, detiene il potere di vita e di morte sui sudditi e tutti i ministri sono giuridicamente degli schiavi, la sua egemonia è incontrollabile. Crea persino uno Stato, la Transilvania, da regalare ai suoi protetti, i discendenti degli Zápolya. Per i paradossi della storia, la sconfinata autocrazia di Solimano, produce nel suo dispotico Impero una mobilità sociale tale da spingere molti europei ad emigrare in Oriente. La tanto ambita meritocrazia, impera nel Regno del Califfo, selezionatore assoluto di talenti e privilegi nobiliari.  

L’inizio dell’età moderna non è invece rosea nel Vecchio Continente. Le gerarchie nobiliari e il diritto di sangue imbrigliano le classi sociali, i divieti religiosi e i le leggi sui culti soffocano i fedeli, l’egemonia della Chiesa e quella dei Principi  estenuano i sudditi. Logorati da una negativa fase congiunturale, gli occidentali sono ormai all’impasse e dopo l’ennesimo colpo inflitto dalla Riforma, il clima ad Ovest diventa ancora più esiziale. Tanti europei decidono così di “farsi turchi” e partono per l’Oriente, alla ricerca di una vita migliore, sotto la protezione di un Sultano che garantisce un’ascesa sociale e dignitose condizioni di vita. L’epiteto “Il Magnifico”, il protettore della Mecca lo guadagna proprio dagli europei, suoi strenui ammiratori e seguaci. Alessandro Barbato analizza la controversa e ambivalente figura del Gran Turco, esaminando il compromesso tra demagogia, potere personale e dispotismo che sono alla base del suo Impero, l’incubo e la speranza, l’ammirazione e l’odio che gli ruotano attorno, rendendolo un unicum nella storia d’Oriente.

 

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1 COMMENT

  1. ma e’ proprio necessario
    ma e’ proprio necessario intonare peana a questi storicuzzi sinistreggianti e politically correct, che all’estero non contano niente e da noi vanno a fare le vedettes sui giornali o nei “festival”!?!

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