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Somalia: “Accordo conferma la linea dell’Italia”

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L'inviato speciale dell'Italia per la Somalia, Mario Raffaelli, esprime soddisfazione per l'accordo di pace raggiunto ieri a Gibuti dal governo di transizione somalo e l'opposizione 'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia'. "L'Italia registra con soddisfazione questo passo avanti - ha detto Raffaelli, raggiunto telefonicamente da Apcom - perchè l'Italia ha sempre sostenuto che la soluzione militare non era praticabile e che fosse invece necessario un dialogo tra il governo e l'opposizione moderata, adoperandosi per questo. Oggi c'è stato un passo avanti importante".

L'intesa è stata raggiunta quando il negoziato sembrava ormai destinato al fallimento, per l'intransigenza mostrata da entrambe le parti sulla questione del ritiro delle truppe etiopi dalla Somalia. Fin dall'avvio dei colloqui di pace, a metà maggio, l'opposizione ha sempre posto il ritiro delle truppe di Addis Abeba come prioritario a qualsiasi negoziato, incontrando ogni volta un netto rifiuto da parte del governo, che chiede la presenza di truppe per garantire la sicurezza del Paese. Era stato lo stesso inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, a denunciare ieri l'assenza di disponibilità di governo e opposizione ad avviare comunque un faccia a faccia, per discutere anche della questione etiope. Solo la messa punto di una formula di compromesso, presente nell'accordo, ha consentito nella tarda giornata di ieri di raggiungere l'intesa.

Nel documento, ottenuto da Apcom, si chiede infatti alle Nazioni Unite "in linea con la risoluzione 1814 del Consiglio di sicurezza dell'Onu (in cui si prevede l'invio di una missione di pace, ndr) e nell'arco di 120 giorni ad autorizzare e dispiegare una forza internazionale di stabilizzazione, composta da Paesi amici della Somalia, esclusi gli Stati confinanti". L'accordo prevede quindi che nello stesso arco di tempo "il governo di transizione somalo agisca in conformità alla decisione già adottata dal governo etiope, di ritirare le sue truppe dalla Somalia dopo il dispiegamento di un numero sufficiente di forze Onu". Da parte sua, l'opposizione si impegna, "attraverso una solenne dichiarazione pubblica, a cessare e a condannare tutte le azioni di violenza armata in Somalia e a dissociarsi da tutti i gruppi o individui armati che non sottoscrivono i termini del presente accordo".

Se è comprensibile un certo scetticismo sull'applicazione dell'accordo, è comunque innegabile che si tratti di un "passo avanti molto positivo" rispetto alla situazione di un anno fa, sottolinea Raffaelli, quando l'ipotesi di un dialogo tra le due parti non era neanche contemplata. "Ora occorrerà fare in modo che l'intesa venga applicata - ha aggiunto - per questo è stata prevista la creazione, entro i prossimi 15 giorni, di due commissioni presiedute dall'Onu". Nel testo si parla di "un Comitato congiunto per la sicurezza che vigili sull'applicazione degli accordi per la sicurezza", e di "un Comitato di Alto livello, che segua le questioni legate alla cooperazione politica tra le due parti e i timori riguardo a giustizia e riconciliazione". Questioni, queste ultime, che "saranno discusse in una conferenza da tenersi entro il 30 luglio 2008".

Proprio il forte coinvolgimento delle Nazioni Unite fa sperare nel successo dell'iniziativa, conclude Raffaelli: "La visita del Consiglio di sicurezza Onu a Gibuti (il 2 giugno), i colloqui avuti con le due parti e l'istituzione di queste due commissioni indicano il forte impegno della comunità internazionale per una soluzione della crisi somala. Le Nazioni Unite si sono assunte le loro responsabilità".

 

 

 

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