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Spagna: Eta annuncia fine tregua

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In un comunicato pubblicato dal quotidiano basco Gara, l’Eta ha annunciato la fine della tregua dichiarata nel marzo del 2006 e rilancia la lotta contro Madrid: "Non ci sono le condizioni democratiche per sviluppare un processo negoziale".

Il paese Basco, secondo l’Eta, si trova in uno "stato di eccezione" a causa del Partito socialista (Psoe) al potere a Madrid e del Partito nazionalista basco (Pnv) al potere in Euskadi (Paese basco).

Nel comunicato si annuncia la riapertura di "tutti i fronti in difesa di Euskal Herria" e "contro questa falsa e putrefatta democrazia" sino a "uno stato indipendente".

L’annuncio della fine della tregua permanente, che l’Eta aveva mantenuto malgrado l’attentato del dicembre scorso a Madrid, fa seguito al duro monito lanciato sabato da Arnaldo Otegi leader del Partito fuorilegge Batasuna, considerato ala politica dell’organizzazione armata. Otegi aveva denunciato una "situazione gravissima" a causa del "collasso totale" del dialogo politico fra i partiti baschi di cui aveva accusato Psoe e Pnv.

L’ultimo colpo a un dialogo da tempo "bloccato", secondo la sinistra patriottica, era giunto con le elezioni amministrative dove era stata vietata la stragrande maggioranza delle liste indipendentiste accusate di essere infiltrate da Eta e Batasuna. Una situazione che era seguita alle gravi difficoltà per il dialogo politico basco, sotto la pressione dell’opposizione di centrodestra e delle famiglie delle vittime.

Il dialogo politico era uno dei due pilastri del negoziato voluto da Zapatero, l’altro le trattative dirette, mai cominciate ufficialmente, fra Eta e governo. Per l’Eta il "blocco" del dialogo politico, da cui sarebbe dovuto uscire un accordo sull’autodeterminazione per includere le tre province basche e la Navarra, era la condizione indispensabile al negoziato con Zapatero. Senza di esso infatti le trattative con il governo si sarebbero ridotte al tema dei prigionieri politici e del disarmo. La rottura formale della tregua, sia pure attesa, è un duro colpo per Zapatero che malgrado l’attentato di dicembre e la "rottura" del processo, aveva mantenuto le speranze di poter riaprire il dialogo. Il fallimento del negoziato rischia di avere, secondo gli osservatori, contraccolpi politici sulle elezioni generali del 2008, considerato che la lotta contro l’Eta è usata come ariete contro il premier dall’opposizione di centrodestra che lo ha accusato di debolezza e cedimenti.

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