Sting, l’appello e la “editorial suasion” di Repubblica
22 Settembre 2009
di Redazione
Due giorni fa La Repubblica on-line lanciava con soddisfazione la notizia che Sting aveva firmato (assieme a centinaia di altri artisti, cantanti, poeti, attori, scrittori, ecc..) l’appello dei giuristi Zagrebelsky-Rodotà-Cordero per la libertà di stampa in Italia.
La prima reazione è stata di leggero fastidio: che ne sa Sting di come funziona la stampa in Italia, che cosa lo ha spinto a occuparsene mettendo la sua firma in calce a un appello, ci mancava solo Sting…poi la cosa è stata archiviata nella zona della memoria destinana a rapido svuotamento.
Il giorno dopo però, aprendo La Repubblica e giungendo fino a pagina 40 incappiamo in una fotona di Sting a corredo di una lunga e appassionata intervista dedicata all’ultimo disco del cantate in uscita a fine ottobre, da titolo cubitale "Sting in Cattedrale". Il giornalista è stato spedito fino a Durham nel nord-est dell’Inghilterra, nel cui Duomo Sting ha tenuto un importante concerto.
La conversazione con Sting è poetica e appassionata, si parla dell’inverno della vita, della paura di invecchiare, del brivido di diventare nonno, si rievoca il difficile rapporto di Sting con i genitori, si parla di ricordi e fantasmi. Solo alla fine e un po’ "out of the blue" Sting osserva: "In Italia c’è un mistero, non capisco perchè il propietario di una quantità di media debba governare".
Niente di nuovo. L’intervista ha però riportato alla memoria la notizia della firma di Sting al famigerato appello e un sopetto malizioso si è affacciato alla nostra mente. Ma quanti tra gli scrittori, cantanti, registi, poeti, musicisti, intellettuali di varia estrazione che hanno posto la loro onorata firma sotto quella dei tre giuristi, hanno soggiaciuto a una implicita (ovviamente solo implicita per carità!) pressione. Quanti hanno messo in conto che a non firmare avrebbero corso un certo rischio. Un libro non recensito, un disco stroncato, un concerto ignorato, un programma tivvù preso in giro, un saggio messo in cattiva luce, un editoriale non pubblicato. Se si mettono in fila le armate editoriali del gruppo Espresso-Repubblica, tra quotidiani, settimanali e mensili, la potenza di fuoco e notevole e chi vorrebbe mettersela contro?
Così ecco fioccare firme e adesioni da ogni angolo del pianeta. Il mercato culturale italiano è ricco e il gruppo di cui sopra ne è una delle porte d’ingresso principali. E anche i Nobel e le star tengono famiglia.
A pensar male si fa peccato ma ci si diverte ha parafrasto recentemente qualcuno. Ecco allora cari firmatari, non vi inalberate per i nostri sospettucci. Volevamo solo divertirci…
