Stragi di mafia: Fini si smarca dal Cav. ma il Pdl lo bacchetta
10 Settembre 2009
di Redazione
Ieri a Gubbio il "partito che non discute", ha discusso fino a tarda sera. A cominciare dall’analisi, appassionata, di Sandro Bondi (ideatore della scuola di politica quest’anno dedicata alla memoria di don Gianni Baget Bozzo), ma soprattutto sull’intervento del presidente della Camera. Che seglie la platea di ministri, dirigenti, eletti e militanti del Popolo della Libertà per chiarire quelli che ventiquattrore prima aveva definito "problemi politici", rispendendo al mittente – cioè a Berlusconi – la mano tesa per ricucire lo strappo. Con un passaggio sulle stragi di mafia che si palesa come nuovo terreno di scontro con il premier. Passaggio giudicato da molti "ingeneroso" e rispetto al quale negli interventi successivi non sono mancati richiami critici.
Fini a Gubbio parla per un’ora, a braccio ma frasi e parole – è l’impressione – sono misurate al millimetro. Dice che il partito così com’è non va, che ci vuole democrazia interna, confronto e sedi per discutere. Stigmatizza lo "stillicidio indegno" rispetto alle posizioni che esprime finalizzate ad arricchire il dibattito – rimarca -, non a demolire il partito; striglia l’establishment del Pdl quando bacchetta a proposito della troppa concentrazione sull’organigramma e la scarsa attenzione, invece, ai contenuti, alle proposte, al contributo di idee: "Dal 27 marzo, data di nascita del nuovo partito, non si è deciso nulla. Oggi la temperatura del Pdl è come quella di Bolzano in inverno: non pervenuta", incalza il numero uno di Montecitorio secondo il quale "chiedere maggiore confronto non significa minare la leadership o compiere un atto di lesa maestà".
Ce n’è anche per la Lega e Bossi (che gli aveva dato del matto) al quale Fini dice che lui "non ha lo scolapasta in testa" e pure per chi, dentro e fuori il partito (il riferimento è agli attacchi di Feltri dalle colonne del Giornale), lo considera un "traditore". "Non sono un folle, non aspiro al Quirinale, semmai – sferza – aspiro a succedere a Ban-Ki-Moon". Applausi quando sollecita più discussione interna, gelo quando tocca il nodo dei temi etici e rilancia la sua posizione sul testamento biologico.
Il richiamo al premier sulle stragi di mafia crea un certo scompiglio in platea. Arriva inatteso e al culmine della "reprimenda". Fini si rivolge a Berlusconi dicendosi "convinto dell’attacco sferrato nei suoi confronti" da certa stampa e da certi, pm tuttavia lo sollecita a non dare "mai, mai, mai adito ad alcun sospetto sulla verità relativa alle stragi degli anni Novanta. Lo dobbiamo a Borsellino e agli altri che ci credevano. Vent’anni dopo si riaprono le indagini e non si può liquidarle così".
Il presidente della Camera, dunque, rinnova la sua solidarietà al Cav. per "l’accanimento giudiziario" ma un istante dopo ammonisce: "Non dobbiamo lasciare nemmeno il minimo sospetto sulla volontà del Pdl di accertare la verità sulle stragi di mafia. Se ci sono elementi nuovi, santo cielo – esclama – certo che si devono riaprire le indagini, anche dopo 14-15 anni. Soprattutto se non si ha nulla da temere, come è per Forza Italia e certamente per Berlusconi". Questa volta l’applauso non scatta, anzi nelle facce dei maggiorenti del partito si legge un’espressione piuttosto contrariata e i militanti in platea non seguono il presidente della Camera.
Accade lo stesso con i passaggi sull’immigrazione, compreso il voto agli immigrati (qui Fini sollecita il partito a considerare quei valori che potrebbero essere condivisi dagli immigrati regolari e certificati con il loro voto a favore del Pdl) e sul biotestamento. Tema quest’ultimo sul quale l’inquilino di Montecitorio mostra chiaramente di non essere disponibile ad alcun passo indietro. Tant’è che rilancia la richiesta di emendamenti al testo licenziato dal Senato. "Se un giorno ci sarà modo di discutere, non ci sarà nulla di male se si metteranno a confronto delle posizioni magari anche votando" sottolinea Fini per il quale quel giorno "sarà un momento in cui il Pdl non avrà fatto un passo indietro ma un passo in avanti, o forse il primo momento in cui si sarà comportato da partito del 35-40 per cento".
Il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello prende atto dell’autocritica di Fini sull’aggettivo "clericale" associato al testo varato a Palazzo Madama, sottolinea che quel provvedimento "nom è intangibile, non è il Vangelo" e auspica che alla Camera "si discuta con tutta la libertà con la quale abbiamo lavorato noi". Non è un richiamo fine a se stesso, perchè Quagliariello lo collega al rifiuto categorico dello scontro tra laici e cattolici su questioni eticamente sensibili, perchè l’obiettivo è lavorare ad "un futuro aperto per il cattolico e per il laico". Quindi invita a non "cedere al politicamente corretto" bocciando la campagna denigratoria della sinistra e di certa stampa contro il Cav. Infine, rivendica con orgoglio la nascita del Pdl che definisce un "bimbo in buona salute ma ancora da accudire" richiamando tutti a difenderlo da chi "vorrebbe sfigurarlo".
Molte delle sollecitazioni di Fini sono accolte come contributo costruttivo dallo stato maggiore del partito che tuttavia ribatte su alcuni punti senza giri di parole: dalla gestione del partito, alle stragi di mafia, ai temi etici. Verdini non esita ad ammonire sul fatto che "finora noi coordinatori non siamo stati a giocare a carte. Non chiediamo il premio ma nemmeno il cazziatone" esclama ricordando il lavoro fatto dal congresso fondativo ad oggi passando per la gestione "del più importante turno elettorale dal ’94". Fanno altrettanto Maurizio Gasparri e Ignazio la Russa mentre il presidente dei deputati Pdl Fabrizio Cicchitto dice di non sentirsi dentro un "partito-caserma" pur riconoscendo l’esigenza di creare maggiori sedi di discussione.
Ma è sulle stragi di mafia che Cicchitto calca l’accento replicando a Fini: "Certamente vanno cercati i colpevoli, ma va evitato qualsiasi tentativo di intossicazione della vita politica italiana". E in proposito aggiunge la necessità di "fare luce anche sulle indagini sbagliate della magistratura". Quagliariello punta l’indice contro "il rinnovarsi di teoremi, veleni e calunnie che sembrano voler riportare le lancette del Paese indietro di quindici anni" e invita a interrogarsi "sui fallimenti giudiziari di una certa antimafia che tale cortina fumogena evidentemente vorrebbe coprire riproponendo ammuffite fantasie contro Dell’Utri, al quale va tutta la nostra convinta solidarieta’, contro Forza Italia e per loro tramite contro Silvio Berlusconi. E’ un film gia’ visto. Che vi sia ancora chi intenda perseverare, piu’ che diabolico e’ francamente desolante".
Se Verdini stigmatizza senza riserve le affermazioni di Fini sulle stragi di mafia annunciando che chiederà l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, l’ex senatore azzurro Lino Jannuzzi, definisce il passaggio del presidente della Camera "un infortunio, è l’unico passaggio del suo intervento che non condivido" e ne spiega le ragioni: "Evidentemente Fini è male informato perchè il figlio di Ciacimino non è attendibile e questo nuovo pentito ha fatto saltare tre processi sulla strage di via D’Amelio certificando così il fallimento di certi pm che all’epoca indagarono e che oggi invece di fare il mea culpa, riaprono le indagini". Non solo, argomenta Jannuzzi, le parole di Fini rischiano di essere "fraintese e saranno strumentalizzate"|.
A Gubbio il Pdl finisce di discutere alle nove di sera. Ma è solo uno stop temporale, oggi si ricomincia. Gli argomenti sul tappeto sono molti e Fini non ha mancato di metterci lo zampino.
