Sul Viale del Tramonto LCdM trova il Grande Centro

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Sul Viale del Tramonto LCdM trova il Grande Centro

03 Marzo 2008

Incombe la nomina di Emma Marcegaglia e il povero Luca
Cordero di Montezemolo, che non sa bene quale palcoscenico troverà per il suo
futuro, cerca di inventarsi qualcosa per restare ancora un momento sotto i
riflettori. Un po’ come Gloria Swanson che uccide William Holden in Viale del Tramonto per attirare su di sé l’ultimo girare di cineprese.

Adesso il presidente uscente si appresta a presentare il suo
decalogo (lo farà proprio oggi lunedì 3 marzo) ai partiti in corsa per le
elezioni: con tutte le sue abolizioni di province, semplificazioni della
politica e così via. Non si lascerà sfuggire alcuna possibile divagazione. Ma a
proposito di semplificazioni, ha già steccato subito: sottolineando come in
Italia non corrano solo due poli. Invece di concentrarsi sulle forze che
possono governare il Paese, Montezemolo, si appresta a dare una manina alla
nuova formazione centrista allo scopo di evitare quella semplificazione della
politica che lui stesso retoricamente invoca. Lo stile montezemoliano è questo:
fare dichiarazioni di principio roboanti e poi manovrare con una stretta (e
tortuosa) logica di potere. Una dialettica occidentale, con un solo governo e
una sola principale opposizione, fanno impazzire il nostro che non vuole
trattare apertamente programmi – come gli toccherebbe fare nel contesto di una
politica ben assestata – ma vuole interlocutori deboli per acquisire privilegi
per la Fiat e spazi di potere per se stesso: merci che una limpida dialettica
istituzionale non consente di produrre.

Ma nonostante gli ultimi sfoghi, il montezemolismo è sulla
via del disarmo. Chi sta ragionando sul come uscire dalle macerie di un mandato
alla fine particolarmente disastrato è Massimo Calearo, presidente di
Federmeccanica, appena dimessosi da presidente dalla Confindustria vicentina.
Calearo fa parte dell’ala tecnica del montezemolismo, con altri come per
esempio Marino Vago di Varese e Andrea Moltrasio di Bergamo, un’ala impegnata
seriamente sui contenuti del sindacalismo d’impresa, nata della convergenza tra
gli interessi del mondo Fiat e le ambizioni di ruspanti confindustrialisti di
provincia polemici con Antonio D’Amato. Un’ala distinta da quella politica,
politicista e spesso polticante degli Abete, dei Colaninno jr, delle Artoni:
tutta abolizione delle province e riforma del sistema elettorale.

E mentre molti esponenti dell’ala politica si apprestano a
gettare la maschera e a presentarsi con Walter Veltroni, quelli dell’“ala
tecnica” meditano di tornare al loro lavoro: due come Moltrasio e Vago è
possibile che assumano ruoli tecnici anche di peso nella prossima gestione
Marcegaglia.

Calearo, però, ha qualche problema in più. In questi ultimi
anni ha rotto con il suo grande protettore, il potente vicentino Nicola
Amenduni, ha litigato brutalmente con il governatore del Veneto Giancarlo
Galan, ha siglato un contratto dei metalmeccanici che è stato pubblicamente
attaccato da Sergio Marchionne, non è riuscito ancora a far passare il suo
candidato a presidente degli industriali di Vicenza (lui pensava di vincere
nella giunta decisiva 28 a 18, il voto %C3