Sulla fecondazione le leggi ci sono ma i giudici fingono di no

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Sulla fecondazione le leggi ci sono ma i giudici fingono di no

14 Gennaio 2010

Mettiamoci per un attimo dalla parte di quella madre e quel padre che, portatori sani di una malattia terribile – l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1, che causa la paralisi di tutta la muscolatura scheletrica e costituisce la più comune causa genetica di morte dei bambini nel primo anno di vita, con una morte per asfissia – hanno fatto ricorso ad un tribunale per vedersi garantito un diritto: quello di mettere al mondo un fratellino sano per il loro primogenito, ricorrendo alla selezione di embrioni fecondati in vitro e poi impiantati nell’utero materno.

Poniamoci una questione fondamentale: perché mai a questi due genitori perfettamente fertili, che hanno già dovuto affrontare la morte della loro bambina di pochi mesi e tre aborti, non può esser riconosciuta una piena felicità familiare, compatibile con la vita? Come si può non leggere questa storia di disperazione con un sentimento di umana pietà?

Si parlasse astrattamente di fattispecie giuridiche, saremmo tutti d’accordo, ma trattandosi di persone con un nome, un cognome e una vita, dei progetti, la speranza di un futuro normale e la sofferenza di un presente troppo duro da affrontare, soprattutto se non ci si ritrova radicati nella convinzione che negli embrioni umani ci sia la stessa vita che esiste in qualsiasi altra persona, qualche dubbio nelle certezze di quanti hanno anche sostenuto la legge 40 potrebbe sorgere e legittimamente.

Ora guardiamo la stessa storia da un altro punto di vista, che non è quello, ugualmente condivisibile dell’accettazione del diverso – che portato agli estremi diventa accettazione della disabilità come parte imprescindibile della esistenza umana – ma è il punto di vista del rispetto della legalità. C’è una legge in Italia che considera impossibile l’accesso alle tecniche di fecondazione artificiale per tutte quelle coppie che non abbiano problemi di sterilità. Una legge che vieta l’eugenetica, vale a dire la selezione pre-impianto degli embrioni fecondati in provetta, sulla base di un principio chiarissimo: porre un limite alla possibilità che ad un certo punto si faccia selezione di embrioni per qualsiasi patologia. Chi può infatti stabilire che l’atrofia muscolare spinale sia una giusta causa di preferenza e altre patologie di tipo genetico no?

Piaccia o no, una legge che in Italia regolamenta le tecniche di fecondazione assistita esiste. È stata soggetta a referendum e ha trovato l’avallo della legittimazione popolare. È addirittura passata al vaglio della Corte costituzionale che ne ha dichiarato l’illegittimità ma solo in alcune sue parti, non certo quelle contestate dalla sentenza del tribunale di Salerno. E oggi viene rimessa in discussione dall’ennesima sentenza dei giudici.

La gravità, in questo caso, non è rintracciabile tanto nella sostanza di questa specifica sentenza quanto nella forma: accettare la decisione del giudice di Salerno, infatti, legittima i magistrati a scavalcare o modificare nei fatti qualunque norma. E allora sorprende l’atteggiamento di quanti – per prima la sinistra – si riempiono da mesi la bocca con il rispetto della legge e di una giustizia che sia uguale per tutti e poi alla prima occasione utile fanno passare per una battaglia civile un attacco pieno e ingiustificato al principio di legalità. Perché è vero che oggi tocca a “cose di poco conto” come gli embrioni, ma domani chissà…