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Il ritorno del nucleare/ 14

Sulla strada del nucleare italiano c’è il macigno delle prossime Regionali

Ci sono molti ostacoli e molte complicazioni nella strada al nucleare in Italia. E’ una grande sfida e quindi è naturale che ci siano importanti fattori critici da affrontare: il lancio dell’Agenzia Nucleare; il problema delle scorie; trovare adeguati finanziamenti e cordate di investitori; lo snellimento del processo legislativo; il problema dei siti. Per alcuni di questi punti i progressi sono lenti e ci sono già dei ritardi: il lancio dell’Agenzia non è ancora effettivo e la nomina del presidente appare incerta (anche se Maurizio Cumo sembra in pole position). I decreti attuativi sono poi attesi entro il 15 febbraio, ma sembra chiaro che scivoleranno oltre tale data.

In particolare, è il decreto sui criteri per la localizzazione dei siti che sta diventando una ‘patata bollente’. Le elezioni regionali sono previste per il 21 e 22 marzo e l’iter autorizzativo deve passare attraverso la Conferenza Stato-Regioni. Si ipotizza quindi una situazione in cui una prima consulta avvenga prima delle elezioni, ma con poi un ulteriore confronto con i nuovi governatori dopo le elezioni. Più realistica sembra l’ipotesi per cui tutto slitterebbe ad aprile dopo le elezioni con un solo passaggio. Anche perché una discussione in Conferenza prima delle elezioni diventerebbe ovviamente terreno aperto per compagna elettorale con le varie prese di posizione determinate non nell’interesse nazionale (o regionale) ma puramente elettorale.

Alcune regioni si sono già schierate, affermando che non approveranno nessuna centrale nei loro territori. Ma queste posizioni potrebbero cambiare dopo le elezioni. E in campagna elettorale anche quei governatori che finora sembrano aperti all’opzione nucleare potrebbero vacillare. Quindi tutto sarebbe più facile se si spostassero i decreti a dopo le elezioni – e darebbe più tempo per lo sviluppo e il perfezionamento degli stessi. Ma ci sono anche dei rischi. Se si cominciano ad accumulare ritardi già da ora, come faremo a raggiungere gli obiettivi e a rispettare le scadenze che il governo ha annunciato – di porre la prima pietra entro la fine della legislatura? E come reagiranno gli investitori ad un probabile ritardo e ai riflettori puntati durante un’infuocata campagna elettorale? Le incertezze si accumulerebbero e incertezza è proprio quello che il mercato al momento desidera meno.

Intanto i vari operatori ed il governo si preparano, fanno ricerche e discutono. Negano ovviamente indiscrezioni sui siti per le centrali. L’ultima propone 8 possibilità: ai vecchi siti nucleari di Trino Vercellese (Piemonte), Caorso (Emilia Romagna), Borgo Sabotino (Lazio) e Garigliano (Campania) si aggiungono Montalto di Castro (sempre Lazio), Palma (Sicilia), Oristano (Sardegna) e Monfalcone (Fvg), mentre si stanno delinenando le tre ipotesi più probabili: Sicilia, Lazio e Veneto.

Alla fine, a meno di un coraggioso sprint finale del governo prima del 15 febbraio, è probabile che il fattore più importante sarà proprio il risultato delle elezioni. Sperando che dopo la strada diventi più scorrevole – altrimenti la data del 2013 come inizio dei lavori diventerà irraggiungibile.
 

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