Terrorimo. Obama in Pakistan: “Progressi non sono abbastanza rapidi”

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Terrorimo. Obama in Pakistan: “Progressi non sono abbastanza rapidi”

07 Novembre 2010

I progressi fatti dal governo pachistano contro il terrorismo "non sono veloci come vorrei, in parte perché le province nord occidentali sono un territorio molto difficile, molto arroccato". È quanto ha detto Barack Obama, parlando oggi agli studenti di Mumbai, a proposito della lotta al terrorismo, sottolienando comunque come "ora il governo pachistano comprenda la minaccia potenziale che esiste all’interno dei propri confini".

"Credo che più pachistani siano stati uccisi dai terroristi all’interno del Pakistan che probabilmente in qualsiasi altra parte del mondo", ha aggiunto il presidente americano rispondendo ad uno studente che chiedeva perché Washington non ha mai considerato il Pakistan uno stato terrorista.

Il presidente ha ribadito la convinzione che vi sia da parte di Islamabad la volontà di progredire nella lotta al terrorismo, ma che si trova ad affrontare delle difficoltà, anche per quanto riguarda la struttura stessa dell’apparato militare, la che ne rallentano lo sviluppo: "L’esercito pachistano ha spostato il suo focus su quelle aree – ha detto parlando delle regioni di confine con l’Afghanistan rifugio di terroristi e talebani – ma le forze armate pachistane non sono state create originariamente per questo tipo di azioni e così si devono adattare a queste nuove realtà".

"Così il nostro atteggiamento è di essere onesti e diretti con il Pakistan, dire che noi siamo amici, che c’è un problema e noi vi aiuteremo ma deve essere risolto", ha poi concluso. Ma il presidente ha sottolineato come anche l’India possa fare la sua parte su questo fronte, in primo luogo avviando un dialogo per raggiungere la pace sui punti meno controversi.

"Credo che se il Pakistan è instabile questo sia un male per l’India, se il Pakistan è stabile e prospero questo è un bene – ha affermato – la mia speranza è che nel tempo la fiducia si sviluppi tra i due paesi, il dialogo cominci, magari dalle questioni meno controverse, avanzando poi lentamente verso quelle più difficili".