Terrorismo: cellula jihadista a Perugia, 3 arresti

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Terrorismo: cellula jihadista a Perugia, 3 arresti

Terrorismo: cellula jihadista a Perugia, 3 arresti

22 Luglio 2007

Nel corso di un’operazione antiterrorismo a Perugia, la
polizia ha arrestato ieri tre cittadini marocchini, tra cui l’imam di una
moschea di periferia.

Secondo gli inquirenti nella moschea non solo si incitavano
i fedeli alla “guerra santa”, ma si addestravano anche militanti
grazie soprattutto a materiale scaricato da speciali siti Internet. La polizia
è convinta dunque di trovarsi di fronte a una “scuola di terrorismo”.

L’operazione, denominata in codice “Hammam” e coordinata dalla
Procura di Perugia, è scattata all’alba nella zona di Ponte Felcino, una
frazione del Comune di Perugia, dice un comunicato della Polizia di Prevenzione.

All’arresto per ora è sfuggito un quarto cittadino marocchino, che secondo
la polizia è già stato individuato all’estero, anche se gli inquirenti non
hanno indicato il Paese. Oltre all’imam, sono stati bloccati due suoi
“stretti collaboratori” che abitavano nello stesso complesso della
moschea. Gli agenti hanno compiuto anche una ventina di perquisizioni in zona
che hanno riguardato persone, abitazioni e luoghi.

Gli indagati sono accusati del reato di addestramento ad attività con
finalità di terrorismo anche internazionale.

“Le indagini di Perugia hanno evidenziato come nella moschea di Ponte Felcino
si svolgesse in maniera continuata addestramento ad azioni con finalità di
terrorismo”, ha detto in un comunicato il prefetto e direttore dell’
Ucigos Carlo De Stefano, il cui servizio ha partecipato all’operazione di oggi.
“Si può quindi affermare che è stata scoperta e disarticolata una vera e
propria ‘scuola di terrorismo’ che rientra in un sistema operativo di
terrorismo diffuso, praticato da piccole cellule che agiscono in maniera
autonoma”.

Le indagini, dice la polizia, hanno accertato che gli indagati usavano la
moschea, al di fuori degli orari delle normali cerimonie religiose, per tenere
“corsi” utilizzando “messaggi, proclami, filmati e documenti
scaricati da siti internet ‘protetti’. Ma anche per istruire aspiranti militanti
“all’uso delle armi e alle tecniche di combattimento proprie delle azioni
terroristiche nonché lezioni di lotta corpo a corpo”.

Nei file scaricati dalla Rete non c’era solo materiale di propaganda, che
peraltro veniva mostrato anche ai bambini che frequentavano la moschea. C’erano
pure “minuziose indicazioni per la realizzazione di atti di terrorismo
come i documenti riguardanti la preparazione e l’uso di sostanze velenose o di
materiali esplodenti, le istruzioni dirette all’aspirante mujihaid per
raggiungere le zone di conflitto in modo sicuro, per inviare messaggi criptati
in rete e perfino, dettaglio particolarmente allarmante, per guidare un Boeing
747”.

Il gruppo individuato, ha detto una fonte della Polizia di prevenzione, è
ritenuto vicino alla rete al Qaeda. Secondo quanto risulta dalle indagini, uno
dei frequentatori della moschea, che aveva vari contatti in paesi europei e in
Siria, sarebbe partito per l’Iraq. Di qui la convinzione degli inquirenti che
nella moschea si svolgesse “evidentemente” l’attività di reclutamento.

L’inchiesta, ha detto il prefetto De Stefano, ha accertato che “uno
straniero si era allontanato presumibilmente per l’ Iraq ed emersero suoi
contatti con numerosi altri stranieri residenti in altri paesi europei ed in
Siria. In particolare furono accertati collegamenti con due marocchini
residenti in Belgio che furono arrestati circa due anni fa, in quanto membri di
una cellula del Gruppo Islamico Combattente Marocchino e sospettati di aver
fornito supporto agli attentatori di Madrid del marzo 2004”.

Per De Stefano a questo punto è “confermato” che nella
“cellula ubicata proprio nella moschea di Perugia… si svolgeva
reclutamento” di militanti per la jihad.

Questa settimana il comandante generale dei carabinieri Gianfrancesco Siazzu
ha avvertito che l’Italia resta a rischio-attentati da parte di organizzazioni
fondamentaliste islamiche nordafricane legate ad al Qaeda.

Siazzu ha sottolineato che gli investigatori e l’intelligence italiana
seguono con particolare “attenzione la comunità maghrebina di ispirazione
salafita”, ricordando che il Gruppo salafita di predicazione e
combattimento ha aderito alla rete al Qaeda di Osama bin Laden.

Il rapporto semestrale dei servizi segreti al Parlamento, diffuso
nell’aprile scorso, indicava il “terrorismo jihadista” come una
“minaccia di prima grandezza” per l’Italia.