Terrorismo. Gheddafi: “Lo condanniamo, ma bisogna capirne le ragioni”

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Terrorismo. Gheddafi: “Lo condanniamo, ma bisogna capirne le ragioni”

11 Giugno 2009

"Siamo contro il terrorismo e lo condanniamo ma dobbiamo cercare di capire le ragioni vere di questo fenomeno pernicioso. Dobbiamo dialogare anche con il diavolo, se necessario per capire il terrorismo". Ad affermarlo è il leader libico Muammar Gheddafi nel suo intervento al Senato.

Seguito da un imponente apparato di sicurezza, Gheddafi si è presentato a Palazzo Giustiniani con circa 50 minuti di ritardo rispetto all’orario previsto. Ha parlato prima il presidente del Senato Schifani, che ha definito come "incontro storico" la presenza del leader libico, sottolineato come il trattato di amicizia approvato da un’ampia maggioranza sia "un ponte verso il futuro". "Dobbiamo investire sul futuro comune – ha ribadito la seconda carica dello Stato – su uno sviluppo congiunto dei nostri continenti. Uno sviluppo equilibrato che porti pace e sicurezza, uso razionale delle risorse, governo delle dinamiche migatorie nell’obiettivo di un’armonica convivenza tra i popoli, nel pieno rispetto dei diritti umani riconosciuti dalla Comunità internazionale".

Poi è toccato al leader della Libia. Nel suo discorso Gheddafi ha innanzitutto salutato i "vecchi amici" presenti nella sala, tra cui Andreotti, Cossiga, Dini e, naturalmente, Berlusconi. "L’Italia di oggi non ha nulla a che fare con l’Italia di ieri – ha detto il capo di Stato con riferimento all’epoca coloniale – ma per molti anni era rimasta una situazione psicologica di insoddisfazione e di dolore nei confronti dell’Italia. Io ho cercato di lavorare per superare questa condizione, per arrivare ad uno sviluppo dei rapporti tra i due Paesi".

Poco dopo i passaggi più caldi del suo discorso, quando ha parlato di dittature e terrorismo. Con un azzardato paragone con l’epoca dell’impero romano, "quando Giulio Cesare e Augusto governavano da dittatori con l’appoggio del Senato", Gheddafi ha invitato le potenze occidentali a non interferire nelle scelte politiche dei Paesi arabi: "Saddam Hussein era stato eletto dagli iracheni era una questione interna, perché qualcuno dall’esterno ha deciso di volerlo rimuovere?".

Ma non è tutto perché ha anche paragonato gli Usa a Bin Laden. "Si definiscono terroristi quelli con i fucili e le bombe, ma come definire allora le potenze che hanno missili intercontinentali? Qual è la differenza tra azioni di Bin Laden e l’attacco contro la Libia di Reagan nel 1986? Non era terrorismo quello?". "Se si vuole la pace – ha proseguito – bisogna mettere da parte l’arroganza, la Terra è stata creata da Dio per tutta l’umanità, non per una sola potenza egemone". Nessuno, ha tenuto a sottolineare, ha premiato la Libia per avere interrotto il programma nucleare, questo giustifica altri Paesi a non interrompere i loro. E quanto alla politica Usa ha denunciato: "E’ grazie alle potenze che hanno ucciso Saddam che si sono spalancate le porte ad Al Qaeda, trasformando l’Iraq in un emirato estremista".