Terrorismo. Napolitano: “Mai dimenticare, ma superare il rancore”

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Terrorismo. Napolitano: “Mai dimenticare, ma superare il rancore”

09 Maggio 2009

Il «Giorno della memoria» dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice è cominciato con la deposizione da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di una corona di fiori in via Caetani, davanti alla lapide che ricorda il sacrificio di Aldo Moro e degli agenti della sua scorta. Alla cerimonia di commemorazione erano anche presenti, fra gli altri, il presidente della Camera Gianfranco Fini, i ministri della Difesa Ignazio La Russa, dell’Interno Roberto Maroni e della Giustizia Angelino Alfano e la capogruppo parlamentare del Pd Anna Finocchiaro.

Al termine della cerimonia, il presidente della Repubblica ha incontrato insieme le vedove dell’anarchico Giuseppe Pinelli e del commissario Luigi Calabresi, accompagnate dai loro figli. Licia Pinelli e Gemma Calabresi hanno ascoltato il discorso di Napolitano sedute in seconda fila, con accanto i figli e, seduta tra di loro, Benedetta Tobagi, vedova di Walter Tobagi.

Tra le altre cose, Napolitano ha detto che "ricordare la strage di piazza Fontana e con essa l’avvio di una oscura strategia della tensione, come spesso fu chiamata, significa ricordare una lunga e tormentatissima vicenda di indagini e di processi da cui non si è riusciti a far scaturire un’esauriente verità giudiziaria". "Ciò vale – ha aggiunto il presidente della Repubblica – anche per altri anelli di quella catena di stragi di matrice terroristica che colpì sanguinosamente più città, da Milano a Brescia a Bologna, e di cui procedimenti giudiziari e inchieste parlamentari identificarono l’identificazione politica ma non tutte le responsabilità di ideazione ed esecuzione". "Se il fine venne indicato nella creazione di un clima di convulso allarme e disorientamento, e quindi una destabilizzazione del sistema democratico, fino a creare le condizioni per una svolta autorità nella direzione del Paese, componenti non secondarie di quella trama, in particolare ‘l’attività depistatoria di una parte degli apparati dello Stato’ (così definita nella relazione approvata nel ’94 dalla commissioni Stragi del Parlamento) rimasero spesso non determinate sul piano dei profili di responsabilità, individuali e non solo".

Per questo, ha continuato Napolitano, è necessario che vengano rafforzate "tutte le condizioni indispensabili per portare avanti, a compimento un giusto sforzo di ricomposizione storica nella chiarezza e di rinnovata coesione umana morale e civile della Nazione". Il capo dello Stato ha sottolineato in particolare il contributo che viene dalla ricostruzione della verità storica, dai familiari delle vittime dell’intolleranza e della violenza politica. "Mi hanno colpito – ha detto – le parole libere da rancore che ho ascoltato di recente dai familiari dei fratelli Mattei travolti nell’orrendo rogo doloso di Primavalle dell’aprile 1973". Ha ricordato anche "le nobili parole di Gemma Calabresi" che ha invitato ad accomunare nel rispetto e nell’omaggio i familiari di tutte le vittime di quella che, ha detto Napolitano, fu "una stagione di odio e di violenza".

"Dobbiamo guardare avanti senza mai dimenticare o rimuovere quel che è accaduto, anche e soprattutto – ha concluso – per sventare ogni rischio che tornino i fantasmi del passato, come quello del terrorismo rosso, fantasmi di recente apparsi alla sbarra nel processo in corso a Milano. Fantasmi che non possono essere facilmente esorcizzati sapendo come gli impulsi alla predicazione ideologica estremista e all’azione violenta potrebbero essere alimentati strumentalizzando nuove tensioni sociali in un eventuale contesto di difficoltà economiche acute".

Non poteva mancare un accenno ai recenti conflitti che hanno sfiorato lo scontro diplomatico con la Francia e il Brasile in materia di terrorismo: "Ho dovuto mostrare, in tempi recenti, attenzione e rigore, nell’esercizio delle mie funzioni, nei rapporti con i capi di Stato della Francia e del Brasile, per trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottratisi alla giustizia italiana". Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non menziona esplicitamente i casi relativi – gli ultimi dei quali hanno riguardato Marina Petrella e Cesare Battisti – nel corso del suo intervento al Quirinale nella celebrazione della Giornata in memoria delle vittime italiane del terrorismo e delle stragi. "Ho dovuto farlo – spiega – anche per difendere il prestigio del nostro sistema democratico che, in coerenza con i principi costituzionali, ha dato e dà tutte le garanzie dovute nell’amministrazione della giustizia e anche nella gestione delle sanzioni penali".

Il Capo dello Stato, si è quindi rivolto indirettamente ai due presidenti francese e brasiliano: "Spero che la mia voce sia ascoltata, in spirito di amicizia, perché non si può scambiare l’eversione, l’attacco criminale allo Stato e alle persone, per manifestazione di dissenso o contestazione politica. Per quelle scelte, per quei comportamenti, non c’è giustificazione o attenuante possibile: nemmeno per chi l’abbia nel passato cercata nel clima e nei fatti dello stragismo". Assicura Napolitano: "Non verrò meno ai mei doveri costituzionali in questo campo, certo di poter contare su un corrispondente impegno del governo, del Parlamento, di tutte le istituzioni democratiche; e, egualmente, su uno stimolo e su un sostegno che vengano dal Paese".

Una riflessione a parte è andata anche agli "italiani, militari e civili, caduti nelle missioni che hanno visto il nostro Paese impegnato in diverse aree di crisi, a sostegno della pace e contro il terrorismo internazionale". Il Capo dello Stato ha richiamato in primo luogo "lo sforzo che si è fatto per integrare tutte le vittime in una visione unitaria". Quindi ha elogiato la pubblicazione del ministero della Difesa intitolata ‘Ai caduti nelle missioni all’estero’. Napolitano hs poi ricordato il susseguirsi dei vari episodi "dai precedenti più lontani degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, per giungere alla lunga teoria dei sacrifici di vite italiane nelle maggiori massiioni negli anni ’90 e nei primi anni 2000 in Kosovo, in Iraq e in Afghanistan". Il presidente della Repubblica sottolinea che "quei volti, quelle medaglie, ci raccontano storie di dedizione alla causa, di coraggio ed di eroismo, che toccarono il culmine in quel tragico 12 novembre di oltre cinque anni fa a Nassirya e che era giusto venissero tutte rievocate e onorate".