Testimonianza di una mamma nell’inferno del Drive-in per i tamponi Covid
09 Ottobre 2020
Alle 6.10 del mattino, sono da quasi 10 ore al drive-in di Roma Fiumicino, con in macchina mio figlio, 10 anni, raffreddato: non è Covid-19, ma l’ora di educazione fisica fatta martedì a scuola, in pantaloncini e t-shirt, senza coprirsi prima di tornare in classe.
Mercoledì non è andato a scuola, aveva un po’ di mal di gola, “meglio farlo stare riguardato”… Giovedì niente mal di gola ma raffreddore, mai una linea di febbre, ma nell’era del Coronavirus uno starnuto è sufficiente per subire a scuola l’onta dell’isolamento e quando ho chiamato la pediatra mi ha spiegato che, se non fosse tornato a scuola venerdì, sarebbe stata costretta a richiedere il tampone per poter firmare il certificato necessario a tornare a scuola lunedì. Il tampone però serve averlo pronto venerdì per il certificato.
Così giovedì sera passo dalla dottoressa a prendere l’impegnativa, dopo che per ore ha tentato disperatamente di inviarla via mail, ma il server regionale è sovraccarico, e così la mitica ‘ricetta dematerializzata’ non viaggia nel web ma viene consegnata all’antica, con la pediatra che mi aspetta per chiudere lo studio mentre io mi precipito dal lavoro e si raccomanda pure: “Io l’aspetto…ma lei non corra con la moto…”
Alle 20 carico il bambino in macchina che, con lungimiranza fuori dal comune, riempie il suo zainetto con videogiochi, telefonino, libro, blocco da disegno e snack…lo prendo in giro… dovrò ricredermi… il ragazzo la sa lunga… quasi quanto la nottata che ci aspetta.
Alle 20.20 siamo al parcheggio lunga sosta dell’aeroporto di Fiumicino…la fila comincia e non se ne vede la fine…ma tanto non ho molte alternative e nulla fa immaginare che l’attesa supererà le dieci ore. La coda si muove lentamente…passa la prima ora, la seconda, la terza…alle 2 di notte lui dorme: ha giocato, ascoltato musica, disegnato. Poi ha deciso di dormire in un sacco a pelo di fortuna creato con un giaccone…il mio.
Alle 2.30 finalmente sono nel parcheggio a 20 metri dal gazebo della Croce rossa: “Quanto manca?”, chiedo piena di speranza al signore che organizza la fila.
“4/5 ore, signo’!”
“Scherza?”
“No signo’… funziona un gazebo solo al momento… quello là”
Il gazebo funzionante è dall’altro lato, davanti a una serpentina incastrata di un‘ottantina di auto…e dentro un medico e un tecnico e un’infermiere lavorano da pazzi, alla catena di montaggio dei tamponi rapidi.
Sono incastrata nel tetris di auto, zero possibilità di fuga… mi metto più o meno comoda e aspetto il nostro turno… che arriva alle 6.03.
Ore 6.45, sms: “CRI Fiumicino. Esito tampone negativo”.
…giusto il tempo di fare colazione e vedere l’alba.
