Thailandia. Ancora scontri a Bangkok, appello di Ban Ki Moon
15 Maggio 2010
di Redazione
Continuano i violenti scontri a Bangkok dove è salito a 16 il numero delle persone rimaste uccise da quando giovedì scorso l’esercito ha cinto d’assedio la zona occupata dalle camicie rosse. Almeno quattro persone sono morte in nuovi scontri stamani a Bangkok fra manifestanti anti-governativi e l’esercito. Lo hanno riferito testimoni.
I manifestanti avevano annunciato in precedenza che avrebbero continuato a lottare, nonostante l’esercito avesse isolato il loro presidio nel centro di Bangkok e tagliato luce e rifornimenti. "Noi continueremo a lottare finch‚ il governo non si assumerà le sue responsabilità" aveva detto uno dei leader delle camicie rosse, Kwanchai Praipana. Quest’ultimo aveva detto che i rifornimenti cominciavano a scarseggiare dopo che le truppe avevano messo posti di blocco per impedire ad altri manifestanti di raggiungere il presidio, esteso per 3,5 chilometri quadrati. "Ma per ora abbiamo a sufficienza per resistere per giorni e siamo fiduciosi di poter contare sui nostri fratelli e sorelle perché ci portino di più" aveva aggiunto Praipana.
Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha rivolto un appello sia al governo thailandese che ai leader della protesta, invitandoli ad impedire ulteriori violenze. Il segretario generale "ha incoraggiato con forza le parti a tornare al dialogo, in modo da far calare la tensione e risolvere la questione in modo pacifico", si legge nella dichiarazione diffusa dal Palazzo di Vetro. Anche Washington chiede di fermare le violenze e "trovare un modo pacifico di superare le differenze" tra le posizioni del governo e quelle dei manifestanti che chiedono le dimissioni del premier Abhisit Vejjajiva e nuove elezioni.
Le autorità thalandesi, che hanno tagliato l’elettricità e l’acqua all’accampamento delle camicie rossse nel tentativo di riconquistare il centro della città dopo due mesi di protesta, sostengono di avere la situazione sotto controllo e che i militari hanno aperto il fuoco solo per difendersi. Molto alto anche il bilancio dei feriti, 150 persone, tra i quali tre giornalisti, due thailandesi ed uno canadese. E i medici definiscono ormai senza speranza le condizioni di Khattiya Sawasdipol, il generale che ha lasciato l’esercito per unirsi alla protesta con il nome di Seh Daeng, il comandante rosso, colpito alla testa dal proiettile di un cecchino giovedì pomeriggio.
