Thailandia. Due giornalisti feriti in scontri a Bangkok, uno lavora per France 24
14 Maggio 2010
di Redazione
Due giornalisti thailandesi sono rimasti feriti durante scontri scoppiati oggi fra esercito e manifestanti delle camicie rosse antigovernative a Bangkok. Uno dei due reporter lavora per l’emittente France 24 ma la sua identità non è ancora nota. Secondo quanto si è saputo, l’uomo, ferito alla gamba da un colpo d’arma da fuoco, è stato trasportato in ospedale. Cyril Payen, un collega del reporter ferito, ha riferito che il giornalista "è stato colpito mentre si trovava davanti al bazar notturno di Suam Lum.
Testimoni hanno fatto sapere che il giornalista aveva una videocamera e del sangue è stato visto fuoriuscire dalla sua mano quando è stato trascinato via dai dimostranti. Lì sono stati sparati colpi d’arma da fuoco ad altezza d’uomo", ha detto Payen aggiungendo che il ferito "è stato portato in ospedale", ma non ha saputo precisare quale.
Intanto, si è registrata un’altra vittima negli scontri tra manifestanti e polizia a Bangkok: lo riferisce via Twitter Dan Rivers, corrispondente della Cnn nella capitale thailandese, che parla di un morto nei pressi di Rama IV, una zona a sud del presidio delle camicie rosse. Violenti scontri tra manifestanti e polizia sono in atto anche nei pressi del Indra Hotel, nella parte nord del presidio delle camicie rosse a Bangkok. Nell’area, dove è imponente lo schieramento di agenti in tenuta anti-sommossa, si odono colpi di arma da fuoco.
L’esercito thailandese infatti sta avanzando contro il blocco organizzato dalle camicie rosse nei pressi del bazar di Suan Lum sparando colpi di arma da fuoco e lanciando anche numerosi lacrimogeni. I dimostranti antigovernativi nei pressi del mercato di Bangkok hanno catturato e distrutto due automezzi militari, e incendiato un bus per impedire l’avanzata dei soldati. In precedenza, violenti scontri erano scoppiati anche nei pressi del Thai Belgian bridge, a poca distanza dal mercato. Nell’area sono state udite esplosioni e colpi di arma da fuoco quando i dimostranti hanno attaccato con sassi ed altri oggetti i soldati che sorvegliavano la zona.
Ma il leader della protesta thailandese, Khattiya Sawasdipol, poco prima di essere ferito alla testa da un cecchino durante una protesta, promette battaglia: "Ora l’esercito delle camicie rosse sono io, gli altri soldati thailandesi sono tutti alle dipendenze dell’Ammat, l’elite". Nell’ultima intervista, il leader spiega che "il governo è corrotto, i leader rossi sono corrotti, hanno preso soldi dal governo per scendere a compromessi". Khattiya diceva di essere stato "scelto dal cielo per salvare le vite dei compagni". Se non fossi stato dalla parte dei rossi il 10 aprile – aggiunge – ci sarebbero stati migliaia di morti. Quella sera sono stati i miei uomini a tirare fuori i soldati dai carri armati e a usare gli idranti per non farli sparare".
Quanto all’accusa di avere ucciso cinque soldati, Khattiya si difende: "Non so chi li ha uccisi ma la colpa è sicuramente del primo ministro Abishit e del suo vice e anche di una parte dell’esercito. Tutti sanno che l’esercito è composto da gente che ha fatto carriera senza mai sparare un colpo ma giocando a golf, come ha fatto il comandante generale Anupong – afferma – . Altri sono omosessuali". Il leader della protesta definisce "eccitante" la situazione e come prossimo capo immagina Arisman, un ex cantante pop che ha guidato l’assalto contro il vertice dell’Asean Pattaya pochi mesi fa, "arriverà lui, vedrete".
