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Tibet: si aggrava bilancio delle violenze, almeno dieci i morti

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E' di almeno dieci morti il bilancio degli scontri tra dimostranti e forze dell'ordine che ieri hanno insanguinato la capitale tibetana Lhasa. Lo ha reso noto oggi l'agenzia di Stato cinese Xinhua.

Tra le vittime ci sarebbero dei commercianti, ma nessuno straniero. Durante gli scontri - ha riferito Xinhua - sono stati dati alle fiamme diversi negozi proprietà di cinesi.

Questa mattina, il governatore tibetano Champa Phuntsok ha affermato che le autorità di Pechino sono decise a trattare "con severità" chiunque si renda responsabile di attività tese a "dividere" il Paese.

Secondo il governatore, nominato dai vertici della Repubblica popolare cinese, i dimostranti hanno agito "sulla base di istruzioni giunte dall'estero". "Questo complotto - ha aggiunto Phuntsok - è destinato al fallimento".

Oggi, le televisioni di Stato cinesi hanno mostrato le immagini di carri armati e mezzi militari di pattuglia a Lhasa. Un testimone, citato dalla Bbc, ha confermato la presenza di "un gran numero" di soldati.

Parte integrante della Repubblica popolare dal 1951, il Tibet gode almeno formalmente di uno statuto di autonomia. Il governo regionale di Lhasa ha sostenuto che a organizzare le manifestazioni di piazza sia stata la "cricca del Dalai Lama". In esilio dal 1959, il leader del buddismo tibetano si batte per una maggiore autonomia della regione. Le autorità cinesi lo accusano tuttavia di portare avanti un progetto di tipo separatista, con l'aiuto degli Stati Uniti e di altri governi stranieri.

 

 

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