Tifoso ucciso: l’amico alla guida racconta i fatti

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Tifoso ucciso: l’amico alla guida racconta i fatti

15 Novembre 2007

“E’ morto sotto i miei occhi, non me lo
toglierò mai dalla mente: lo ha ammazzato a sangue freddo e io ho
visto quelle mani unite che impugnavano la pistola che poi ha
sparato”.

A parlare, intervistato da La Repubblica, è Marco, uno
dei quattro amici che erano in macchina con Gabriele domenica
scorsa, quando il dj è rimasto ucciso all’autogril di Badia al
Pino, vicino Arezzo. Marco guidava la Megane. E racconta: “siamo
partiti alle 6.30 da piazza Vescovio”, Gabriele dormiva “perchè
aveva lavorato fino alle quattro del mattino”, quindi l’arrivo a
Badia al Pino “per prendere un altro caffè”.

Poi il terribile accaduto: “siamo risaliti in macchina, eravamo
appena partiti quando all’improvviso, girandomi verso sinistra,
vedo un soggetto immobile su una collinetta puntare la pistola a
due mani nella nostra direzione”. Quindi “un tonfo sordo, ma non
c’eravamo ancora resi conto di nulla e ho continuato a camminare”.

Ma è poco dopo che “ho sentito Gabriele ansimare” e che “qualcuno
in auto ha gridato ‘Sta male! Sta male! A quel punto io ho
ricordato come in un flash la pistola”. Pochi secondi e “ho visto
Gabriele sputare sangue dalla bocca ed agitarsi”.

Quindi la corsa verso Arezzo, le chiamate al 118, la fermata
nella piazzola dove “abbiamo cominciato a chiedere aiuto” ed “è
arrivata una volante della polizia che ci ha soccorsi insieme ai
casellanti”.

“Quindici minuti dopo – continua Marco – è arrivato il 118, ma
non ha potuto fare più nulla. Non lo abbiamo più rivisto. La cosa
dura è stata capire la sequenza degli avvenimenti che sembrava
irreale. Chi può credere che si possa morire in quel modo per
mano di una persona che nemmeno si conosce?”.