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Torino. Arrestati tre uomini: truccavano videopoker per evitare i controlli

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Gestivano un giro d'affari illecito di videopoker illegali che fruttava più di 50 mila euro al mese. E' quanto è emerso da un'indagine che ha portato allo smantellamento di un giro di racket dei videopoker.

I carabinieri del comando provinciale di Torino hanno scoperto un'organizzazione criminale che si occupava della gestione di videopoker, sia regolari che irregolari, in numerosi locali ed esercizi pubblici della provincia. Secondo le accuse la banda imponeva l'installazione delle apparecchiature anche usando la violenza, come nel caso del titolare di un bar che è stato selvaggiamente picchiato perché aveva manifestato l'intenzione di non voler "rinnovare il contratto di installazione".

Sono tre le persone finite in manette, tutte di nazionalità italiana, con l'accusa di estorsione nell'ambito di una indagine che ha portato al sequestro di numerose slot-machine irregolari. I carabinieri della Compagnia di Rivoli hanno quindi arrestato Roberto Murena, 33 anni, e Mario Garau, di due anni più vecchio.

In carcere dallo scorso aprile con l'accusa di violenza sessuale su una giovane intrattenitrice di un locale notturno, erano il "braccio armato" di Paolo Salvatore Caviglia, 54 anni, considerato dai militari dell'Arma la mente del racket dei video-poker. Di origini corleonesi, Caviglia vantava importanti protezioni in ambienti malavitosi del suo paese d'origine.

I commercianti ricattati pensavano addirittura che fosse parente del noto boss Totò Riina. Una presunta parentela che gli faceva comodo per spaventare i commercianti più ostinati e che per questo motivo non aveva mai smentito. L'uomo viveva in una villa hollywoodiana a Val della Torre, con due Porsche nel garage con cui si dilettava a correre. Nei confronti suoi e dei due complici, al momento, è stato accertato un solo caso di estorsione. La vittima, il gestore di un bar di Alpignagno, era stato picchiato in modo selvaggio ed aveva finito con l'abbandonare l'attività.

I video-poker erano privi di autorizzazione e di collegamento Internet con i Monopoli di Stato. Per di più, erano dotati di speciali marchingegni per evitare i controlli delle forze dell'ordine: i video-poker e le slot-machine installate dalla banda erano infatti dotati di uno speciale congegno, per disattivare a distanza la corrente elettrica. L'interruttore veniva piazzato dietro al bancone dei bar in cui si trovavano le macchinette, in modo che il gestore di turno le potesse spegnere alle prime avvisaglie di un controllo. Anche l'accensione era a prova di forze dell'ordine: per metterli in funzione, una volta ristabilita la corrente, era necessario premere i tasti del video-poker in un ordine prestabilito e fare massa con il proprio corpo toccando una vite sul retro della macchinetta. "La legge prevede il sequestro delle macchinette illegali, con multe fino a 2 mila euro per il gestore dell'esercizio commerciale in cui si trovano. Ma solo nel caso in cui vengano trovate in funzione", hanno spiegato i militari dell'Arma. 

L'investigazione è nata come sviluppo di un'altra attività investigativa che lo scorso aprile aveva portato all'arresto, fra l'altro, di un finanziere e di due pregiudicati che all'epoca erano stati fermati con l'accusa di violenza sessuale e che ora sono stati raggiunti da una nuova misura cautelare per estorsione aggravata.

In seguito a quell'operazione, che aveva già messo in evidenza legami con il mondo dei videopoker, erano proseguiti gli accertamenti dei carabinieri che avevano portato a controlli in oltre una ventina di bar e locali della provincia con il sequestro di decine di macchinette illegali. Macchinette, così come quelle in regola, piazzate tutte dalla stessa azienda di noleggio, quella di uno degli arrestati che, secondo le accuse, grazie alla collaborazione degli altri due, imponeva i suoi apparecchi ai titolari degli esercizi commerciali.

I carabinieri hanno anche scoperto che, almeno in un caso, uno dei loro clienti, il contitolare di un bar di Alpignano, (che ora è in carcere per una condanna definitiva per rapina) era stato minacciato con una pistola e poi picchiato, riportando la frattura del setto nasale, perchè non voleva più avere nel suo locale le macchinette illegali che gli avevano fruttato solo multe.

 

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