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Torna la tensione tra Taiwan e Cina dopo l’invito al Dalai Lama

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La Cina ha risposto oggi con decisione all'invito rivolto da Taiwan al Dalai Lama, dichiarandosi "risolutamente contraria" alla visita del leader tibetano "in qualsiasi forma". Lo ha detto un portavoce dell'ufficio Affari taiwanesi del Consiglio di Stato, ovvero del governo cinese, sottolineando che "il Dalai Lama non è soltanto una figura religiosa", e che "con il pretesto della religione non ha mai cessato le sue attività separatiste".

Quanto agli amministratori locali di Taiwan che lo hanno invitato per portare conforto ai sopravvissuti del ciclone Morakot, il portavoce ha ricordato che mentre "funzionari cinesi di ogni settore stanno porgendo aiuti per la ricostruzione", alcuni esponenti del partito democratico di Taiwan hanno pensato al Dalai Lama. "Ovviamente - ha aggiunto - non è per portare conforto. È un tentativo di sabotare - ha aggiunto - le migliorate relazioni tra le due sponde dello Stretto".

Ieri governo di Taiwan aveva annunciato d'aver approvato l'invito rivolto al Dalai Lama da un gruppo di politici dell'opposizione in una aperta sfida a Pechino, che considera il leader tibetano un "secessionista". Visitando una scuola, il presidente Ma Ying-jeou ha infatti sostenuto che il Dalai Lama "può aiutare le anime dei morti a trovare la pace e a pregare per il benessere dei sopravvissuti" al tifone Morakot, che si è abbattuto sull'isola all'inizio di agosto causando la morte di 670 persone.

L'ufficio del Dalai Lama in India ha affermato che il leader buddista ha accettato "in via di principio" l'invito.

A chiedere al Dalai Lama di recarsi a Taiwan per confortare le vittime del tifone sono stati i sindaci di sei comuni colpiti. Tutti e sei appartengono al Partito democratico progressista (Dpp) di opposizione e alcuni commentatori cinesi sostengono che l'invito a "Sua Santità" sarebbe in realtà una mossa politica per mettere in difficoltà il presidente Ma Ying-jeou e la sua politica di distensione con Pechino.

Ma Ying-jeou, del Partito nazionalista o Kuomintang è stato eletto un anno dopo aver sconfitto il candidato del Dpp, che è per l'indipendenza dalla Cina. Negli ultimi 12 mesi le relazioni tra Pechino e Taipei sono nettamente migliorate dopo i dieci anni di infuocate polemiche che hanno segnato il periodo nel quale è stato al governo il Dpp.

La popolarità del presidente è caduta a picco dopo il tifone, quando il suo governo è stato accusato di un colpevole ritardo nel capire la gravità delle devastazioni causate da Morakot e ad organizzare i soccorsi.

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