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Tra D’Alema e Parisi quello con gli attibuti è il Professore

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E' venuto il momento di rendere merito al vero uomo forte di questo sciamannato governo. Si tratta dell'apparentemente mite Arturo Parisi, ministro della Difesa. Ci piace Parisi: lo abbiamo visto battersi contro le ubbìe della sinistra estrema per fornire alle truppe italiane in Afghanistan un minimo di armamenti in più: qualche elicottero, un paio di droni, uno o due mezzi corazzati.

Poco rispetto al necessario ma almeno Parisi è andato controcorrente, ha detto la semplice verità che in Afghanistan c'è la guerra, che per vincerla bisogna battersi  e dare ai soldati i mezzi per farlo. Si è preoccupato della sicurezza dei soldati italiani a Kabul, mentre a Roma il governo si preoccupava solo di restare in piedi.

Ci è piaciuto quando ha rasentato le dimissioni per la vicenda della liberazione di Mastrogiacomo, quando ha sentito come intollerabile la gestione "emergency" del rapimento. Anche in quell'occasione Parisi aveva capito che tutta la vicenda era gestita in chiave italo-italiana: la salvezza di Mastrogiacomo serviva al governo per restare in sella e per questo i prezzo della liberazione di temibili terroristi poteva essere pagato. Certo poi non si è dimesso, ma ci siamo accontentati della minaccia e del modo sapiente con cui è stata fatta filtrare sui giornali.

Parisi ci piace anche quando mette i bastoni tra le ruote della marcia trionfale veltroniana verso la leadership del Partito Democratico e dice semplicemente che se si vince senza avversari non è vera vittoria. S’è persino offerto di candidarsi lui alle primarie per dare un po’ di dignità alla messinscena. Senza temere il rischio di veder cozzare la sua beata impopolarità con il frastuono del consenso veltroniano.

Ma il suo capolavoro l'ha compiuto l'altro giorno nel consiglio dei Ministri quando ha imposto la nomina a capo di Stato Maggiore dell'Esercito del generale Fabrizio Castagnetti. Contro di lui c'era il veto niente meno che di Massimo D'Alema. Agli occhi del ministro degli Esteri, Castagnetti si era macchiato della colpa di aver messo in dubbio il suo capolavoro: la missione Onu in LIbano. In una intervista al Corriere della Sera, il generale aveva detto una cosa ampiamente codivisa: pere missioni del generel'Onu non è adatta, è meglio la Nato. Quella frase gli era costata il comando della missione, ma Castagnetti non se ne era fatto un cruccio e si era ritirato in buon ordine.

Poi ovviamente i fatti gli hanno dato tutta la ragione del mondo visto come sta andando la missione Unifil, con gli Hezbollah perfettamente riarmati e riorganizati, i missili che ricominciano a cadere su Israele e il LIbano preso nella morsa di al Quaeda.

Così quando Parisi ha fatto il nome di Castagnetti per quell'incarico, D'Alema è diventato verde di bile. Equivaleva a dire che Castagnetti aveva ragione e D'Alema torto e per quella ragione andava premiato.

Parisi non si è dato per vinto. Ha detto in consiglio dei Ministri che avrebbe ritirato la sua candidatura se il ministro degli Esteri avesse reso noti i motivi della sua opposizione.

E' finita che D'Alema ha votato contro in silenzio e Castagnetti ha avuto il suo posto. Così si è capito che tra i due, D'Alema e Parisi, il vero "spezzaferro" è il Professore.

 

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