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Tunisia. Dissolto l’esecutivo, opposizione apre a governo di coalizione

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Il governo tunisino è stato sciolto oggi dal presidente ad interim Foued Mebazaa, che ha incaricato il primo ministro Mohammed Ghannouchi di formare un nuovo esecutivo. L'annuncio è stato dato in diretta tv dallo stesso Mebazaa, che fino a stamani ricopriva la carica di presidente del Parlamento.

Il leader dell'opposizione tunisina ha fatto sapere che il premier uscente tunisino Mohammed Ghannouchi ha accolto la proposta dell'opposizione di formare un governo di coalizione. "Abbiamo discusso l'idea della coalizione di governo e il primo ministro ha accettato la nostra richiesta di formarla", ha detto alla Reuters Mustafa Ben Jaafar, leader del Partito dell'Unione della libertà e del lavoro. "Domani ci sarà un altro incontro con l'obiettivo di portare il paese fuori da questa situazione e di fare vere riforme. Il risultato delle discussioni sarà reso noto domani", ha aggiunto.

La destituzione del presidente tunisino Zin el-Abidin Ben Ali in seguito a una rivolta popolare rappresenta un avvertimento per tutti i regimi autoritari del mondo arabo. Questa la tesi di diversi analisti arabi, che guardano ora all'Egitto come all'Algeria, al Marocco come alla Giordania in quanto Paesi dove esistono le stesse condizioni di disagio che hanno portato alla protesta in Tunisia. È "la prima rivolta popolare che ha portato alla rimozione di un presidente nel mondo arabo", spiega Amr Hamzawy del Carnegie Middle East Centre di Beirut. "Potrebbe essere fonte di ispirazione per il resto del mondo arabo" ha aggiunto, in quanto "alcuni ingredienti (all'origine della rivolta, ndr) in Tunisia sono rilevanti ovunque", dal Marocco all'Algeria, dall'Egitto alla Giordania. Tra questi, l'alto tasso di disoccupazione, l'uso violento della forza da parte della polizia e la violazione dei diritti umani. L'esempio tunisino ha dimostrato come tutto questo possa essere cambiato dal popolo. "Non è necessaria un'invasione come in Iraq. È una grande lezione per i regimi autoritari nella regione", dichiara Hamzawy.

Il quotidiano libanese 'An Nahar' ha pubblicato oggi un editoriale nel quale sostiene che "l'eco" di questa rivoluzione senza precedenti possa risuonare "in più di un Paese della regione". Secondo Bilal Saab, ricercatore all'Università del Maryland, "la politica in Medioriente spesso si evolve velocemente e questo per la porosità dei confini e la condivisione delle culture". In ogni caso, è difficile prevedere al momento gli effetti della protesta tunisina nel breve periodo. "Il messaggio è molto forte. Ma è difficile sapere se quello che è successo in Tunisia possa ripetersi da qualche altra parte, come in Algeria o in Egitto", dice Amr al-Chobaki dell'Istituto di studi politici e strategici al-Ahram del Cairo.

La capacità di sopravvivenza dei regimi arabi autoritari non va sottostimata, aggiunge l'analista. La Tunisia è uno Stato che non ha mai lasciato "una porta aperta per la società civile o per l'opposizione", spiega Chobaki, mentre in Egitto, ad esempio, il regime ha lasciato piccole valvole di sfogo "per permettere al popolo di rallentare le tensioni e per evitare l'esplosione (di un conflitto, ndr) sociale".

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