Tunisia. La carovana della libertà arriva nella capitale, i giovani: “Via il governo”
23 Gennaio 2011
di Redazione
Centinaia di chilometri a piedi e con mezzi di fortuna per fare la rivoluzione. La Tunisia si è ricongiunta così nella capitale, e ne arriveranno ancora. Chiedono l’immediata dissoluzione del governo. Fuori i ‘vecchi’ legati al regime di Ben Ali.
La "carovana della libertà" è composta soprattutto da giovani venuti dal sud e dal centro. Da Sidi Bouzid, da Gafsa, da Kasserine, da Regueb. Fino alla sede del governo dove hanno manifestato diventati migliaia insieme con gli abitanti di Tunisi scesi in piazza a sostenerli. Li hanno accolti entusiasti e con loro hanno chiesto ancora la svolta, quella vera. E in serata, centinaia di manifestanti sono scesi di nuovo in piazza nella capitale, sfidando il coprifuoco.
"Resistiamo" dice un sindacalista, "questa è la nostra rivoluzione, l’abbiamo fatta noi, noi abbiamo cacciato Ben Ali, non possono prendersela. Vogliamo una Tunisia nuova, parlamentare. Vogliamo le elezioni subito, e loro, i complici del vecchio regime, se ne devono andare. Non c’è altro modo".
È forte la voce della base del sindacato, la stessa che ha convinto i ministri nominati dell’Ugtt (sindacato dei lavoratori tunisini) a lasciare l’esecutivo di unità nazionale. Loro adesso sono fuori dal palazzo e da li non hanno intenzione di muoversi "perché possiamo davvero voltare pagina, possiamo farlo adesso".
Così si trasforma ogni giorno questa rivolta: ieri la piazza era dei poliziotti, che guadagnano 300 dinari al mese (circa 150 euro) e si sentono, come tutti, "vittime del regime". Oggi è del paese profondo, di quei ragazzi che, come Mohamed Bouzize che si è dato fuoco il 17 dicembre scatenando la "rivolta del Gelsomino", non hanno niente e per questo vogliono farla questa rivoluzione. Ma è anche degli abitanti di Tunisi che, in corteo, hanno raggiunto la Casbah dove c’è l’ufficio del primo ministro. Famiglie intere con bambini per mano che, con la bandiera della Tunisia come mantello e gli slogan già imparati a memoria, se la ricorderanno certo questa domenica di sole. Ci sono ragazze poco più che adolescenti, anche tre generazioni di donne "nonna, mamma e figlia: tutte e tre contro questo governo che non ci rappresenta", dicono.
Il banco di prova di questa nuova piazza unita e variegata sarà però probabilmente domani, quando da fuori città arriveranno ancora numerosi mentre le scuole dovrebbero cominciare a riaprire nonostante lo sciopero degli insegnanti indetto dall’Ugtt e il governo ribadirà il suo appello alla calma per permettere la transizione. È necessaria per scongiurare il rischio della dittatura, ha spiegato il ministro del Pdp, Najib Chebbi. "Dobbiamo continuare a lavorare per la transizione, altrimenti il pericolo è la dittatura", ha detto Chebbi. "È in corso una contestazione e manifestarla è un diritto che rispettiamo senza dubbio – ha continuato Chebbi – ma si tratta di alcune migliaia di persone che esprimono la posizione di una parte del Paese e non di tutto il popolo tunisino. Esiste una maggioranza silenziosa che vuole la transizione. Bisogna capire che altrimenti il pericolo è la dittatura".
Intanto altri segnali della rottura con il passato giungono con la notizia dell’arresto di due fedelissimi di Ben Ali, Abdelaziz Ben Dhia, primo consigliere e portavoce della presidenza, e Abdallah Kallel, stretto collaboratore, e del proprietario della tv Hannibal, Larbi Nasra.
