Tunisia. La rivolta raggiunge le carceri: evadono migliaia di detenuti

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Tunisia. La rivolta raggiunge le carceri: evadono migliaia di detenuti

15 Gennaio 2011

Dopo le dimissioni del presidente Zine El Abidine Ben Ali e la sua fuga in Arabia Saudita – con il «giallo» dell’aereo tunisino atterrato venerdì sera a Cagliari – in Tunisia la situazione non si è ancora normalizzata, sono proseguiti i saccheggi di negozi e supermercati e si ha notizia di altre sei persone uccise negli scontri.

È stata la giornata della grande fuga dalle carceri in Tunisia, ma anche quella in cui decine di detenuti sono stati uccisi dalle fiamme a Monastir e dagli spari della polizia a Madhia. Nelle carceri sono infatti scoppiate numerose rivolte: tra gli spari delle guardie sui detenuti che cercavano di fuggire e gli incendi appiccati le vittime si contano a decine.

Uomini armati hanno assaltato questa mattina il carcere della città tunisina di Mahdia provocando decine di morti. Sempre questa mattina i detenuti di un altro carcere tunisino, quello di Monastir, hanno tentato la fuga appiccando un incendio. Il risultato della rivolta è stato di 57 vittime e 70 evasi. Anche nel carcere della città tunisina di Biserte è scoppiato un incendio. Secondo quanto ha reso noto un residente della zona alla tv araba al-Jazeera, le fiamme hanno avvolto il carcere della zona provocando la morte di almeno un detenuto.

Sono circa mille i detenuti del carcere tunisino di Kasserine evasi oggi. Secondo quanto riferisce la tv araba, il direttore del centro di detenzione ha aperto le porte delle celle, consentendo ai detenuti di fuggire, in seguito a una violenta rivolta carceraria che non sarebbe stato in grado di fronteggiare. Un’evasione di massa è avvenuta oggi anche nel carcere di Sfax: centinaia di detenuti sono riusciti a evadere dal carcere della città costiera tunisina. Infine, un folto numero di detenuti è riuscito a evadere oggi anche dal carcere di Keirouane, nel centro della Tunisia.

Fonti locali riferiscono che quando si è diffusa la notizia dell’incendio e dell’evasione dal carcere di Monastir, anche i detenuti di tutti gli altri centri di detenzione della Tunisia come Sfax e Keirouane si sono rivoltati per ottenere la libertà. A favorire le evasioni sarebbero stati gli agenti di custodia, fedeli al vecchio regime di Ben Ali.

Un altro segnale, questo, di come si sia aperto un nuovo fronte interno al Paese: non più quello che in questi giorni ha diviso i sostenitori e gli oppositori del vecchio regime, ma quello tra i fedeli di Ben Ali ed i fedeli alle istituzioni nelle stesse file delle forze dell’ordine, dopo che una chiara linea di demarcazione si era già evidenziata quando l’esercito non aveva voluto sparare sui manifestanti, e il capo di stato maggiore, Rashid Ammar, era stato silurato proprio per questo. Ora è stato reinsediato, ma l’esercito conterebbe solo poche decine di migliaia di soldati – secondo fonti dell’opposizione – contro i circa 200 mila agenti di polizia, cui si aggiungono quelli della guardia presidenziale.

Intanto, i poteri ad interim di capo di Stato sono passati dal premier Ghannouchi al presidente del Parlamento el-Mabazaa, sono stati riaperti gli aeroporti e lo spazio aereo e il Consiglio costituzionale ha annunciato elezioni entro due mesi.