Tunisia. Mattina calma dopo gli scontri di ieri a Tunisi

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Tunisia. Mattina calma dopo gli scontri di ieri a Tunisi

29 Gennaio 2011

Mattinata calma a Tunisi, dopo i violenti scontri di ieri sera scoppiati quando le forze di polizia hanno fatto sgomberare la piazza della Casbah da centinaia di manifestanti, per poi recintarla con barriere di filo spinato.

Negli scontri, secondo fonti ospedaliere, sono rimaste ferite circa 15 persone, mentre altre hanno avuti problemi respiratori dovuti all’aria impregnata dai gas dei lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine.

Corrono su Internet voci su possibili morti oggi a Tunisi in seguito all’intervento della Polizia per evacuare manifestanti nel centro della città. Secondo un messaggio scambiato via twitter e pubblicato sul sito Nawaat, un sito che raccoglie blogger tunisini, ci sarebbero "almeno tre morti tra i dimostranti della Casbah, sarebbero di Sidi Bouzid". Un altro messaggio parla di "almeno un morto". Anche su Facebook circolano messaggi che riferiscono di vittime negli scontri di oggi. Non vengono segnalate cifre, ma si parla di "alcuni morti". Sui profili del social network in molti hanno inoltre pubblicato immagini dell’intervento della polizia nel centro di Tunisia, sia alla Casbah dove nel pomeriggio erano diventati circa un migliaio i dimostranti ancora davanti alla sede del governo, via lungo avenue Bourghiba, oltre la Medina e tatro nei giorni scorsi di grandi manifestazioni.

Dopo lo sgombero i manifestanti si erano riversati nella centralissima Avenue Bourghida, dove hanno danneggiato autovetture e infranto vetrine di negozi. Per ristabilire l’ordine è nuovamente intervenuta la polizia.

I ministri degli esteri dell’Ue decideranno lunedì il congelamento dei beni del deposto presidente tunisino Ben Ali, ma non gli imporranno il bando del visto. In genere le due misure restrittive marciano insieme, ma il dibattito oggi tra i rappresentanti dei 27 stati membri – riferiscono fonti europee – ha registrato le perplessità di diversi paesi, tra cui Italia, Cipro e Malta, alla proposta di imporre a Ben Alì anche il divieto di ingresso nei paesi Ue. Il congelamento dei beni – che riguarderà inizialmente Ben Alì e la sua consorte, oltre ad altri membri del loro clan – è motivato da "appropriazione indebita di fondi dello stato". Secondo accuse rimbalzate sulla stampa, i coniugi Ben Alì sarebbero scappati con una tonnellata e mezzo di lingotti d’oro per 45 milioni di euro, una piccola parte dell’immensa fortuna accumulata in 23 anni dalla famiglia dell’ex presidente. Lunedì i capi della diplomazia dei 27 rafforzeranno le sanzioni Ue già in vigore anche contro il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e l’ex presidente della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo che rifiuta di prendere atto della sconfitta alle elezioni presidenziali di novembre scorso.

Intanto, il Canada vuole estradare Belhassen Trabelsi, il cognato miliardario dell’ex presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali. "Non vogliamo un criminale come lui in Canada e daremo seguito alla richiesta della Tunisia", ha affermato il ministro degli Esteri, Lawrence Cannon, citato dal quotidiano ‘The Star’. Ma potrebbero volerci 6 mesi per allontanare dal paese il fratello maggiore della ex first lady Leila, considerato il ‘patriarca’ della famiglia. Tra Canada e Tunisia non esiste un trattato sull’estradizione e secondo un esperto giurista citato dal quotidiano i tempi saranno lunghi. Arrivato in Canada su un jet privato il 20 gennaio scorso con moglie, quattro figli e la governante, Trabelsi si sarebbe stabilito in un lussuoso albergo di Montreal.