Turchia: sì della Corte al processo all’Akp
31 Marzo 2008
di Redazione
La Corte costituzionale turca ha accolto la richiesta del procuratore generale di Ankara, Abdurrahman Yalcinkaya, di processare il Partito islamico della giustizia e dello sviluppo (Akp) per “attività antisecolari”.
In un dossier lungo 162 pagine presentato il 14 marzo scorso, il
procuratore aveva chiesto la messa al bando della formazione del
presidente Abdullah Gul e del premier Recep Tayyip Erdogan e
la loro interdizione dalla cariche pubbliche per 5 anni, insieme a
un’altra settantina di dirigenti dell’Akp. La formazione, che nei
giorni scorsi ha annunciato un pacchetto di riforme costituzionali per
evitare la chiusura, ha ora un mese di tempo per presentare la sua
difesa.
Come ha riferito ai giornalisti il vice presidente della Corte
costituzionale, Osman Paksut, la decisione di procedere all’esame del
merito sulla richiesta di chiusura dell’Akp è stata presa all’unanimità dagli 11 giudici della Consulta.
Quattro giudici hanno chiesto l’esclusione dal caso del presidente Gul
che, in quanto fondatore ed ex dirigente dell’Akp, è stato incluso dal
procuratore Yalcinkaya nella lista dei 71 esponenti del partito per cui
è stata chiesta l’interdizione dalle attività politiche per 5 anni. La
maggioranza, tuttavia, ha votato contro questa richiesta.
Come spiega il quotidiano ‘Hurryiet’, la fase giudiziaria che si apre oggi potrebbe essere molto lunga e richiedere anche un anno di tempo prima di arrivare alla sentenza.
Nei prossimi giorni l’Akp dovrà presentare una difesa preliminare
all’ufficio del procuratore capo della Suprema Corte d’Appello. Dopo
una dichiarazione di quest’ultimo sul merito della questione, il
partito avrà ancora un mese di tempo per preparare la sua difesa orale,
cui seguirà una dichiarazione del procuratore capo. Quindi il giudice
relatore designato tra i membri della Corte costituzionale presenterà
il suo rapporto sul merito del caso e, solo a quel punto, il presidente
della Consulta fisserà una data in cui dare il via all’esame del
merito. Almeno sette degli 11 membri della Corte costituzionale
dovranno votare ‘sì’ perché la chiusura del partito venga
effettivamente disposta.
Il provvedimento del procuratore Yalcinkaya era stato bollato come “un attentato alla democrazia” dal premier Erdogan, che ha ricordato il 47% dei voti ottenuti dal suo partito alle elezioni politiche del luglio scorso.
