Home News Un anno di Gazebo, la sinistra che fa ridere per come si piange addosso

Perché i politici non vanno da Zoro

Un anno di Gazebo, la sinistra che fa ridere per come si piange addosso

0
4

Ultima puntata dell'anno per Gazebo, il programma della sinistra confusa che fa ridere per come si piange addosso. Ultimi cinguettii fregati a Twitter per esporli al ludibrio antipolitico della tv; ultimi hashtag tormentone sempre meno ritwittati; ultimi momenti di gloria per gli infiltrati speciali alla Leopolda, per i reporter di grido in giacca spigata e ditino perennemente alzato; ultimi applausi scroscianti per i disegnatori in debito con i veri maestri della satira a fumetti di sinistra, che paragonarli ai nuovi viene un nodo in gola. Il "genio" Makkox si rilegga un attimo Pert di Paz.

Mentre scorrono i titoli di coda e si raccolgono trofei di carta che un certo operaismo sindacalizzato concede senza accorgersi della grande recita strumentale tutta subordinata allo share, e di come Zoro ci marcia sopra "a fin di bene", viene da chiedersi come mai il premier Renzi e a cascata i ministri del governo o i parlamentari tutti non abbiano mai messo piede in una trasmissione incentrata sulla politica.

In particolare il presidente del Consiglio, inseguito dai gazebini fino in America e che i talk politici li cavalca tutti e senza distinzioni. Eccetto, appunto, Gazebo. Se i politici non vanno da Zoro un motivo c'è: ci sono tante altre trasmissioni televisive che si definiscono "scomode", siano Report, Servizio Pubblico o Piazza Pulita, eppure un politico dicasi uno da incastrare con la storia del watch-dog lo trovano sempre. Gazebo no, viene puntualmente snobbato dai protagonisti della scena pubblica.

La ragione sta nella credibilità che ti sei fatto. Nonostante le lezioni di morale impartite ogni fine settimana via etere, da Kobane alle fabbriche italiane, evidentemente la classe politica non ritiene utile la tv di Zoro. L'esercizio del consenso non passa da lì. E non perché facciano paura certi scoop che tali sono esclusivamente in base all'angolazione della telecamera, ma perché facendosi due conti uno si chiede che ci vado a fare a farmi prendere per i fondelli da una sinistra medio-bovina che rosica in preda al sarcasmo più testaccino e garbatello?

Negli Usa li chiamerebbero "muckrakers". Un giornalismo progressista dal buonismo malizioso che per un attimo all'inizio del secolo scorso pensò di essere diventato popolare, prima che il presidente Roosvelt lo bollasse per ciò che era realmente: "rimestare nel letame". Riflettano i frikkettoni del giornalismo partecipativo. #salutadiego

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here