Un deluso dalla politica scrive un appello critico ma accorato al Cav.

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Un deluso dalla politica scrive un appello critico ma accorato al Cav.

22 Ottobre 2007

Ricevo e volentieri pubblico una lettera aperta a Silvio Berlusconi, scritta all’Occidentale da Riccardo Zucconi, un imprenditore fiorentino e membro del Circolo dei Liberi in Toscana.
Le sue considerazioni non sono nuovissime, ma la sua lettera merita di essere letta perchè rivela gli orientamenti profondi di una larga fascia di italiani che si è allontanata dall’esercizio del voto ed è da tempo disgustata dalla politica. E’ interessante vedere come questo tipo di persone non subisce affatto il richiamo dell’antipolitica, pur costituendone una preda naturale. Al contrario reclama una politica migliore e tradisce una grande voglia di riconciliarsi con l’impegno pubblico e civile. Il fatto che Zucconi, pur nella critica e nella disillusione, decida di scrivere una lettera aperta a Berlusconi,  non avendolo mai votato, e non – per dirne uno – a Veltroni, ci pare signficativo.

Caro
Cavaliere,

le
rubo dieci minuti del suo prezioso tempo che, chissà, potrebbero diventare
molto utili.

Sono
un cittadino qualunque. Un imprenditore fiorentino che non lo ha mai votato e
che, da tanti  anni, non vota più.

Lo
spettacolo della politica non è mai stato esaltante, ora è diventato davvero
penoso, con qualche rischio di deriva avventuristica.

Comunque,
entro qualche mese, gli italiani si troveranno a decidere fra lei e Veltroni.

Si
dice che i popoli hanno i governi che si meritano.E’ vero fino ad un certo
punto.

L’ottanta
per cento del popolo italiano vota partiti ragionevoli che potrebbero, se solo
lo volessero, governare con buon senso.

Questa
larga maggioranza si è attaccata a tutto, dopo il crollo della prima
repubblica.

Ha
dato fiducia a lei nel 94, si è illusa con Segni, ha provato con Di Pietro ,
Prodi, di nuovo lei nel 2001, ancora Prodi.

I
risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nessuno è riuscito a riformare il
paese e la politica.

Lei
ne porta le maggiori responsabilità. Nel 94 aveva fatto un miracolo. Inventarsi
un partito in pochi mesi e vincere le elezioni. In un sistema bloccato come il
nostro è stato qualcosa di straordinario.

Ricordo
che, con alcuni amici, tutti provenienti da un area di sinistra riformista, le
inviammo un telegramma:

“Sua
elezione assolutamente legittima. Buon lavoro Presidente. Faccia il Milan.”

 

Non
stupisca il paragone calcistico. Fare di una squadra di calcio la prima e la
più vittoriosa del mondo è più difficile che riformare la politica italiana .
Ci sono più paesi iscritti alla FIFA che all’ONU e tutti vogliono vincere. Il
campo non fa sconti e non ci sono trucchi. Per essere i primi bisogna esserlo
davvero.

 

Lei
il Milan non lo ha fatto. Non ci ha nemmeno provato. Per farlo doveva prendere
le idee migliori e gli uomini migliori, da dove preferiva. Aggiungerci il suo
entusiasmo ed il suo genio imprenditoriale.

Nel
94 forse ha fallito per inesperienza, ma nel 2001, non ha molte scuse. Aveva un
potere tale che poteva almeno provare ad imporre le sue idee ad  alleati ed avversari. Mi rendo conto che aveva
alle calcagna una muta di giudici scatenati, ma credo che convenga che
doveva  fare molto di più.  Ancora una volta si è fatto ingabbiare nel
piccolo cabotaggio, nel tirare avanti, alla fine la sua barca si è arenata.

 

Nonostante
tutto questo credo che gli italiani, a primavera, finiranno per scegliere
ancora lei.

Veltroni
gode di buona stampa, ha fatto bene come sindaco di Roma, ha un’ aura di
intellettuale civile e attento.

Ma
vincerà lei perché, a naso, e con ragione, gli elettori ritengono che sia il
solo che potrebbe cambiare questo sistema in senso liberale e fare finalmente
dell’Italia un paese moderno.

Questo Veltroni non potrebbe mai farlo. E’ un uomo di
compromesso, a sua volta compromesso, da sempre, con i suoi e con tutto il
sistema. Certamente farebbe qualche riforma, ma non potrebbe incidere in
profondità in un sistema che ormai ha bisogno del bisturi e non dell’aspirina.

Lei,
se lo vorrà, e se gli elettori gliene daranno la forza, potrebbe riuscirci.

 

Quindi
alla campagna elettorale si presenti con pochi punti molto chiari.

Per
prima cosa dichiari che, in caso di vittoria, lascerà le sue aziende in modo
definitivo. Se vince governerà per i prossimi dieci anni. Lei in ufficio
Cavaliere non ci metterà più piede.

Poi
s’impegni a dimezzare la rappresentanza politica del 50% nei prossimi cinque
anni. In ogni istituzione, dal parlamento alle comunità montane. E che dopo
aver ricoperto una carica elettiva non si può essere amministratori di nessun
tipo di società pubblica o partecipata.

Che
la spesa pubblica sarà tagliata di almeno due punti all’anno, così come le
imposte, fino a rientrare nei parametri dei paesi anglosassoni più virtuosi.

Che
le riforme, dalla giustizia alla scuola, saranno fatte in tempi brevi. Così
come le infrastrutture necessarie al paese.

Che affiderà questo programma ad uomini all’altezza del
compito, con un curriculum al di sopra di ogni sospetto. E ne faccia i nomi fin
da adesso.

 

Lei
è un uomo fortunato Cavaliere. Poche volte la vita, e la storia, danno una
seconda possibilità. Lei sta per ricerverne addirittura una terza. Non la
sprechi.

Riccardo
Zucconi

Circolo
dei Liberi