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Un documentario su Prodi

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L’intervista è di quelle soffici e patinate: Stefano Accorsi vi appare fotografato con un gusto vagamente esistenzialista, vestito di nero, mentre guarda rigorosamente altrove. La luce è perfetta, filtra leggera dalle finestre del suo loft parigino, mentre Stefano racconta all’Espresso la sua vita, i paradisi e gli inferni dell’anima, i piaceri semplici e preziosi della paternità, i valori solidi della famiglia, le inquietudini e le gioie dell’artista.

Accorsi si racconta alla giornalista che beve le sue parole come incantata: “non credo in Dio”, confessa, “ma ho fede nella forza della vita”. E ancora: “ci sono due cose che l’uomo non può guardare in faccia, il sole e la morte”. La giornalista, ormai completamente rapita, gli chiede del suo sogno, del progetto nel cassetto, e Accorsi, sempre ispirato risponde: “Fare un documentario su Prodi”.

Avete capito bene: Accorsi vive a Parigi con Letitia Casta, è uno degli attori italiani più richiesti, vince premi, guadagna quello che vuole, è adorato dai fans, ha appena fatto un figlio e il suo sogno è fare un documentario su Prodi.

Persino la giornalista si sveglia di soprassalto dal suo stato di estasi adorante e chiede: “Ho capito bene? Un documentario su Prodi”? E lui imperterrito: “Non si meravigli. Visto dalla Francia, Prodi ha la statura dei politici di qui, con una concezione alta dello Stato. Vorrei seguirlo come una mosca invisibile, filmare i suoi incontri, i contatti segreti, i conflitti, le tensioni quotidiane. Per svelare attraverso di lui i meccanismi veri del potere”.

La giornalista ancora incredula azzarda: “Ma non sarebbe meglio, che so, su Veltroni?”. Accorsi è prontissimo, va bene anche Veltroni: “Ha ragione, è più adatto”, forse anche Valter, visto dalla Francia, sembra avere una visione alta dello Stato. Ma Accorsi è già più avanti: “Potrei portare il film alla festa del cinema di Roma dove bisogna dare più visibilità al cinema italiano”.

Bel colpo: un documentario su Prodi e uno su Veltroni alla festa del Cinema di Roma: Venezia può smettere di preoccuparsi. Quanto al cinema italiano era ora che gli si desse il colpo di grazia.


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