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Esclusiva per L'Occidentale

Un Natale diverso

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Nella nuova edizione italiana del Messale Romano è stato modificato, tra l’altro, l’inno Gloria a Dio che si recita all’inizio della Messa: le parole “pace in terra agli uomini di buona volontà” sono sostituite con “pace in terra agli uomini amati dal Signore”. Questa modifica non è altro che un adeguamento alla traduzione corretta delle parole greche dell’inno cantato dagli angeli per la nascita di Gesù, secondo il Vangelo di Luca 2,14. E’ espresso così il senso autentico del Natale: nel Figlio di Dio fatto uomo, anzi bambino per noi viene nel mondo l’amore di Dio, il Dio che ci ama e che ci salva.

Il Natale in Italia e in tanti altri Paesi è di fatto la più sentita tra tutte le feste, quella nella quale c’è maggiore frequenza alle Messe ma in cui si vivono anche con la più grande intensità gli affetti e i legami familiari, un momento di gioia per tutti, non solo per i credenti, sebbene soltanto questi ne vivano il motivo profondo.

Perciò il Natale è l’occasione principale per fare e per ricevere dei regali. E’ quindi anche il vertice del cosiddetto consumismo, spesso deprecato da noi uomini di Chiesa. Personalmente depreco anch’io gli sperperi e l’indifferenza verso i poveri ma sono stato sempre cauto nel condannare il consumismo. In questo Natale che il Covid ha reso tanto diverso dagli altri la ragione di questa cautela viene in piena luce: da una parte i governi tendono a chiudere il più possibile in casa la gente, per salvare le vite e la salute, dall’altra parte cercano di non danneggiare troppo gli acquisti e le altre occasioni di spese natalizie, per salvare l’economia. Morale della favola: è sbagliato contrapporre il divino e l’umano, la gioia della fede e le gioie dei rapporti umani, compresi i regali natalizi.

Torniamo su questo Natale diverso. Regali a parte, il Covid ostacola perfino lo stare insieme e tanto più quei contatti diretti e fisici che sono intrinseci all’affetto reciproco. La giustificazione di tutto questo è chiara: proprio se vogliamo bene ai nostri cari, oltre che a noi stessi, dobbiamo salvaguardarne la salute. Ma c’è un senso ulteriore che scaturisce dall’indole propria del cristianesimo: la rinuncia a qualcosa che ci è caro non è una pura perdita, al contrario, è la via per ritrovarla più grande e più intensa su un piano diverso. E’ questa la logica profonda della croce e della risurrezione che porta a compimento, nella Pasqua, il farsi uomo del Figlio di Dio.

Un ultimo pensiero sulla partecipazione alle Messe di Natale. Quest’anno non ci sarà la Messa di mezzanotte, o meglio, la liturgia propria di quella Messa, che anche prima veniva spesso anticipata di qualche ora, quest’anno verrà anticipata maggiormente. Non facciamone un dramma, e soprattutto non rinunciamo ad andare fisicamente alla Messa, la sera della vigilia o il giorno di Natale. La fede e la salvezza cristiane riguardano infatti la persona e la comunità umane nella loro integralità, nella dimensione corporea non meno che in quella spirituale. Così dicevano già i Padri della Chiesa nei primi secoli del cristianesimo: il Figlio di Dio ha assunto in sé un’umanità intera e concreta e solo in questo modo ci ha salvati e redenti. Quest’anno semmai c’è una ragione in più per partecipare alla Messa: unire la nostra preghiera a quella di Gesù Cristo per essere liberati, tutti e presto, da questa pandemia veramente tremenda.

A ciascun lettore dell’Occidentale un grande augurio.

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