Home News Un Paese per sani

L'uovo di giornata

Un Paese per sani

0
5

Il ministro dello sport Vincenzo Spadafora afferma, senza fare un plissé, che l’attività fisica all’aperto è stata consentita su consiglio medico, perché produrrebbe endorfine e inibirebbe ulteriori patologie, ma si è anche raccomandato di stare a casa. Per questo, se si disattende il precetto, lo sport sarà proibito. La contraddizione è palese. A meno che il ministro non ritenga che si possa fare footing in corridoio. Ma tant’è: di sfondoni e assurdità se ne ascoltano ogni giorno. La situazione è veramente al limite e inedita. E chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Una contraddizione, però, non si può accettare nonostante tutta la tolleranza di questo mondo. Abbiamo sentito il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità dichiarare in questi giorni che “solo lo 0,8 per cento dei morti non ha già patologie”. E ogni santo giorno, all’appuntamento con la conferenza stampa della Protezione Civile che sciorina la litania dei dati quotidiani, assistiamo attoniti al balletto di parole sui morti “per” o “con” coronavirus.

L’errore di comunicazione è palese. Non si può contemporaneamente terrorizzare un Paese intero, chiedere sacrifici individuali bestiali e poi dare l’idea che ci si debba preoccupare della pellaccia solo se si è già gravemente malati. Ma il danno più grave si registra dal punto di vista culturale e morale. Far passare questo messaggio incoraggia a pensare che ci siano vite più degne delle altre o, quanto meno, che perdere la vita di un malato sia meno grave. Insomma: senza volerlo, s’insinua che l’idealtipo dell’essere umano è quello del dio sano e immortale. Quando ci si allontana da quel paradigma e si diventa fragili, a quel punto la morte pesa di meno.

Non stiamo esagerando. Purtroppo la realtà ci ha insegnato che s’inizia con una statistica e si giunge alla presunzione fatale di determinare se e quando una vita sia degna di essere vissuta. Ne abbiamo viste tante in questi anni: da Eluana Englaro a Charlie Gard. Da quanto è accaduto nel mondo col coronavirus dobbiamo anche trarre coraggio per abbattere queste concezioni totalitarie e razziste. Sì, si tratta di razzismo verso i malati, i vecchi, i fragili. Ma se è bastato un virus per far crollare quelle che erano state spacciate come certezze scientifiche, ora per favore non permettetevi neppure d’insinuare che tra gli umani vi sia una categoria speciale – quella dei “senza patologie” – che non deve temere.

Per questo l’unico dato che conta, soprattutto a livello di comunicazione di massa, è quante persone positive al coronavirus non ce l’hanno fatta. Per ognuno di loro si è verificata una perdita secca che merita compassione e, per chi crede, una preghiera. Il resto è tautologia. Che chi ha più forza resiste di più è talmente ovvio che può anche essere omesso. L’Italia ha conquistato il triste primato mondiale dei morti. Non spacciamola come un Paese per sani.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here