Un voto che cambia tutto

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Un voto che cambia tutto

14 Dicembre 2010

E’ andata come doveva andare, com’era logico, prevedibile e giusto che andasse. Big boy rules, avevamo scritto due giorni fa: in un mondo di lillipuziani politici, il Gulliver di turno, seppure stanco e sfiancato, tradito e assediato, alla fine la spunta.Vi ricordate BAV? Berlusconi vince ancora

E’ andata come doveva andare e saranno in molti a rallegrarsene. Sarà contento Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica, a cui nessuno potrà più chiedere governi diversi da quello che ha appena vinto al fiducia alla Camera e al Senato. Niente transizioni, responsabilità, tecnici, niente governi degli sconfitti, niente manovre. La pressione sul capo dello Stato si stempera e il suo spazio di manovra si fa più limpido.

Sarà contento Pierferdinando Casini che, senza compromettere il voto dei suoi con assenze o astensioni tattiche, ottiene il non piccolo risultato di vedere il suo vero competitor – Gianfranco Fini – nella polvere. Casini, esce indenne dall’ordalia voluta da Fli, diviene l’unico mazziere del centro moderato e si può permettere scelte di puro pragmatismo democristiano. Perché perdere tempo con il terzo polo se si può ambire al primo?

Saranno contenti anche nel Pd, dove la precipitazione elettorale era vista con molti dubbi e sospetti. Troppi nodi sarebbero venuti al pettine troppo presto. D’altro canto la partita parlamentare loro l’hanno giocata con trasparenza, hanno limitato le defezioni al minimo e hanno guadagnato visibilità in piazza e nei palazzi. Alla fine, meglio perdere da soli con onore che vincere in gruppo con Fini.

Così arriviamo all’unico vero sconfitto della giornata: Gianfranco Fini. Lui certo non sarà contento, anche se già annuncia sfracelli e regolamenti di conti. Tutto è andato all’opposto di come sperava. Attraverso una campagna tortuosa e confusa, fatta di continui stop and go, di trattative segrete e manovre di palazzo, in mano gli resta ben poco. Aveva giurato che tutto poteva accadere tranne che Fli si dividesse e Fli si è diviso; aveva detto che se il governo avesse preso la fiducia avrebbe creduto in Babbo Natale e ora è costretto a far professione di fede in compagnia di elfi, renne e slitte. Aveva chiesto ogni giorno , per mesi, le dimissioni del presidente del Consiglio e ora è a lui che le chiederanno. Pochi minuti dopo il voto Fini già condannava la vittoria di Berlusconi come “numerica e non politica”. Ma chi, di grazia, ha voluto portare lo scontro sul piano dei numeri? Non sapeva l’accorto Fini, il calcolatore Fini che si sarebbe andati alla conta, e sul filo del rasoio? E lui, senza ombra di dubbio ad aver trasformato i numeri in un fattore politico, così la sua sconfitta è sia numerica che politica.

Filippo Rossi ha subito definito il voto di oggi una “vittoria di Pirro”. Sono sempre di Pirro le vittorie che ci trovano dalla parte degli sconfitti, è umano anche se un po’ indecente. Per Rossi oggi Berlusconi poteva solo perdere, qualsiasi vittoria sarebbe stata di Pirro: era questa la condizione in cui lo hanno messo i finiani cambiando bandiera a metà legislatura. Berlusconi, dice Rossi, “se ne frega di tutto, tranne che della sua personalissima battaglia, della sua crociata, dei suoi conti da chiudere, dei suoi fantasmi e delle sue rivincite”. Il direttore di FareFuturo ha scritto di getto e non si può fargliene una colpa, ma a leggere quelle poche frasi sembrano parlare più di Fini che di  Berlusconi

Si consoleranno i finiani con la storia, “dell’agonia estetica”,  del “mercato delle vacche”. Già cominciano: meritavamo di vincere, ma B. ha comprato i giocatori. Foss’anche vero: non sapevano che B. volendo può “comprare” chi vuole? Non l’hanno messo in conto quando hanno scelto la via dei pallottolieri parlamentari? Troppo comodo e auto- assolutorio, pensarci adesso, a festa finita. Eppoi diteci, chi hanno comprato? Moffa? La Siliquini, la Polidori? Non li sfiora il sospetto che ci sia della politica, della verità anche fuori dal loro sacro recinto?…Fini parla oggi, con amara e triste ironia di “disinteressata folgorazione sulla via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà”. Sarebbero stati anche di più, ma non per i soldi di Berlusconi, piuttosto per le minacce di Fini, per i diktat di Granata: “chi non vota la sfiducia è fuori da Fli”, per l’ubriacatura fare futurista da cui solo oggi cominciano in molti a svegliarsi.

E al risveglio la scena sotto i loro occhi non sarà consolante. Innanzitutto Fini dovrà rispondere della ferita inferta alla presidenza della Camera. Nel fuoco della battaglia non se ne è parlato abbastanza ma la cosa è di giorno in giorno più evidente. Un presidente della Camera che parla di “calciomercato” a proposito di un voto parlamentare che non corrisponde alle sue aspettative è la peggiore bestemmia che si possa pronunciare da quello scranno. Il sommo tutore della libertà e della dignità del voto dei parlamentari diventa un feroce partigiano, i deputati in disaccordo diventano “venduti”, la Camera stessa diventa “mercato”.  Al contrario è l’ufficio del presidente della Camera che, sia in senso metaforico che materiale, si è trasformato in luogo di congiura contro la maggioranza, di manovra e di trattativa, di seduzione e di intimidazione.

Oggi si capisce meglio l’insistenza, quasi disperata con cui i finiani chiedevano a Berlusconi di dimettersi. Temevano questo esito. Avevano apparecchiato un festino funebre alla Camera per il Cav. ma poi pretendevano che il caro estinto ne stesse alla larga. Anche qui sommo disprezzo per le forme del parlamentarismo di cui Fini si diceva paladino: Ma come? Presenti una mozione di sfiducia, convochi i parlamentari a discuterla e votarla e poi sostieni che la “conta” è cosa ridicola, Berlusconi è “testardo” a volercisi sottoporre e lo sfidi a dimettersi mentre le Camere sono già riunite?

Un prezzo alto per tutto questo lo pagherà anche la sinistra che per opportunismo ha taciuto su tale scempio, anzi ha incalzato e fomentato Fini a dare il suo peggio. Se e quando la degenerazione della politica porterà altri ad inquinare la terza carica dello Stato allo stesso modo con cui l’ha fatto l’attuale presidente, la sinistra sarà senza voce e senza credito e non potrà che piangere se stessa.

Ora sono tutti a dire che un voto in meno o un voto in più non cambia nulla. Se avessero preso un voto in più non lo direbbero: ne hanno preso  tre in meno e lo dicono. Cambia tutto invece. Pensate solo a come sarebbero statate diverse le prime pagine dei giornali del giorno dopo se il Cav. fosse stato battuto.Cambia tutto per Gianfranco Fini e per Silvio Berlusconi che erano in singolar tenzone. L’accelerazione impressa a Bastia Umbra con la richiesta delle dimissioni e la minaccia della sfiducia si è rivelata perdente. Il cerino ha bruciato le dita di Fini.

Berlusconi ha condotto una battaglia monocorde ma chiara: “o fiducia o voto”, è rimasto su questa posizione senza tentennamenti per tutta la durata della crisi, si è fatto capire, ha giocato a carte scoperte e ha avuto la fiducia. Ora può fare ciò che gli riesce meglio: il vincitore magnanimo che apre, perdona, coinvolge, premia, dura se può, vota se vuole. E lo può fare grazie al voto di oggi. Che cambia tutto.