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L'uovo di giornata

Un’epidemia senza Provvidenza

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Nella drammatica situazione che l’Italia è costretta ad affrontare sembra essere scomparsa la fiducia nel Divino. Un’assenza che ha dell’eccezionale. Infatti, pur con derive fideistiche o alle volte superstiziose, l’umanità e il nostro Paese in particolare, nei momenti di grave emergenza ha sempre fatto appello a una Speranza che travalicava l’umano, proprio perchè l’umano rivelava in quel momento tutti i suoi limiti. Nelle guerre, nelle tragedie nazionali, nelle devastanti pestilenze del passato vi è sempre stato un appello – per quanto, certo, legato alla paura del momento – a un Dio che salva e che, per parafrasare Manzoni, non turba mai la gioia dell’uomo se non per prepararne una più solida e profonda.
Il punto non è credere o meno nella presenza Divina, discorso che ovviamente porterebbe troppo lontano, ma il punto è concedere al pensiero di non fermarsi al terrore cieco del qui e ora. Al buio di un muro dietro il quale non si riesce nemmeno a immaginare un giardino. Il punto è concedersi un rifugio e una visione più alta.

Perchè l’impressione è che questa volta, di fronte a una emergenza sanitaria che appare di dimensioni devastanti, sembra ci si vergogni quasi a pensare, a immaginare, di rivolgere lo sguardo al Cielo. Nessun accenno a una benedizione trapela nei discorsi istituzionali, perchè al di là della parentesi quasi goliardica salviniana la laicità ha da tempo cancellato il God Bless America statunitense, e tantomeno nessun richiamo nella società civile. Complice la paura (legittima sia chiaro) del contagio, la Chiesa ha chiuso tutto. Senza discutere, anzi anticipando i provvedimenti stessi del Governo. Niente Messe, nè matrimoni, neppure funerali. Quasi a dire che la Preghiera collettiva (che si potrebbe fare a debita distanza) e comunitaria nei momenti drammatici viene dopo perchè le cose serie sono altre. Non è una priorità. Coi mezzi di comunicazione social che probabilmente non sono il canale giusto attraverso cui portare un Messaggio diverso.

E così l’Italia si accontenta di slogan appiattiti su una speranza ancora più superstiziosa della Fede stessa. ‘Andrà tutto bene’ è lo slogan che campeggia nei cartelli appesi ai balconi. Messaggio indubbiamente positivo con tanto di arcobaleno, ma che a ben vedere suona come una rassegnazione al ‘deve passare la nottata’. Nessuno sguardo più profondo, nessuna Speranza più alta sembra emergere nel Paese sferzato dalla epidemia. Nemmeno la fiducia nel Dio della Medicina e della Scienza è rimasto, perchè in pochi credono possa essere trovata una cura in tempo. L’unica speranza è che tutto passi come è venuto. E in questa assenza di Dio, inteso come faro, come Speranza, forse l’epidemia alimenta ancor di più la paura. E così il virus, non contento di stroncare vite, trova terreno ancor più fertile per piegare l’animo umano.

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1 COMMENT

  1. I popoli libertini sono caduti in uno dei tanti film ai quali sono avvezzi. Non se lo aspettavano, ma ci siamo. Contrariamente a ciò che accade nei film apocalittico-cataclismici (dove la calamità catalizza la liberazione dal giogo), però, ora i sovrani colgono l’occasione per consolidare la loro egemonia sui loro soggetti “mediatici”: la calamità è strumento di schiavitù. Il governo che ieri era disprezzato, oggi è inneggiato come fonte di salvezza. Questo almeno il gioco demagogico in atto per il mondo. Si gioca con la fragilità della libertà senza radici, la libertà-licenza del libertino postmoderno.

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