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Un’idea su Rignano Flaminio

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Non ci siamo occupati molto della vicenda di Rignano Flaminio e colpevolmente. Si tratta di una vicenda emblematica di una Italia che non funziona, quella della giustizia, dell'informazione, di certe pubbliche e collettive psicosi. Non ci siamo potuti permettere di seguire la vicenda nei dettagli, ma da quello che abbiano letto e sentito una qualche idea ce la siamo fatta. Per questo vorrei pubblicare il commento di Raffaele Riccardi, perchè somiglia molto a quell'idea.



Della vicenda dei presunti casi di pedofilia nella scuola di Rignano Flaminio occorre tornare a parlare. Anche chi non si interessa di cronaca nera non può essere rimasto insensibile di fronte a questo caso che presenta mille sfaccettature e che mostra quanto il fare giustizia sia un'impresa titanica, molto, molto superiore alle forze del nostro stato.

Chi abbia seguito con un minimo di discernimento i meri fatti non può non essersi convinto della piena innocenza degli accusati ma nello stesso tempo si sarà reso conto che l'orrenda macchina giudiziaria andrà inesorabilmente avanti e che la faccenda durerà parecchi anni. Purtroppo troppe persone troveranno il loro tornaconto in questa vicenda: gli avvocati (in primis Carlo Taormina), i magistrati in cerca di notorietà e, spiace dirlo, molti dei genitori delle presunte vittime di abusi, che si saranno convinti di poter trovare una rivalsa economica da quanto successo. Vediamo infatti che dai primi cinque o sei bambini siamo arrivati a molte decine e nessuno mi potrà convincere che i genitori ritardatari siano mossi da un senso di giustizia. Sottoporre i propri figli al lungo iter giudiziario è un'inutile crudeltà, specie per babbi e mamme che per lunghi mesi non si sarebbero accorti di niente. Il tribunale del riesame ha parlato chiaro scrivendo che è impossibile, per una madre che lava e cambia biancheria al proprio figlioletto, non accorgersi di eventuali abusi. Aggiungendo gli stupefacenti video girati dagli stessi genitori si comprende che ce ne sarebbe abbastanza per dichiarare il non luogo a procedere. E invece si procederà, si rovinerà l'esistenza degli accusati basandosi su dichiarazioni sentite soltanto da una psicologa che ha ricevuto una parcella incredibilmente alta per svolgere la sua indagine. E poi ci sono i disegni dei bambini. Bambini evidentemente prodigiosi, che riescono, a tre anni e mezzo a disegnare la piantina della casa degli orrori. No, c'è qualcosa di diabolico in questa faccenda ma non sono gli eventuali orchi, bensì il combinato disposto della macchina mediatico-giudiziaria che stritolerà, indifferente a tutto e tutti, sette accusati scelti a caso, come il cingalese 'uomo nero', e li restituirà alla vita civile solo quando sarà troppo tardi, sempre che qualcuno di essi non ricorra a un gesto estremo.

Vogliamo fare qualcosa per informare l'opinione pubblica sui pericoli di questo brutto affare e sulle disfunzioni della nostra mala giustizia?

Raffaele Riccardi

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2 COMMENTS

  1. Rignano FLAMINIO
    Ho seguito la vicenda con attenzione, quando si parla di abusi sessuali sui bambini;hanno come al solito sbattuto i mostri in prima pagina senza accertarsi di chi sia realmente la colpa, passando alla scarcerazione degli imputati, per poi chiedere l’incidente probatorio.Ad andarci di mezzo due volte sarannoi bambini!

  2. Rignano, caso purtroppo non unico
    Sull’argomento ho trovato questo articolo, pubblicato dal mensile Donna&Mamma a firma di Roberto C. Sonaglia:

    Quante probabilità ci sono che non una ma tre, quattro, cinque maestre di un asilo si mettano d’accordo per insidiare i bimbi a loro affidati? Praticamente nessuna, secondo il criminologo Francesco Bruno, perché questa forma di pedofilia femminile è statisticamente quasi inesistente.
    Non ci riferiamo ai recenti fatti di cronaca, ancora in corso di accertamento, ma a una serie di episodi molto simili avvenuti negli ultimi 6-7 anni nelle scuole di varie città, tutti archiviati con il riconoscimento dell’estraneità ai fatti per le insegnanti accusate. Dal punto di vista del genitore medio, giustamente allarmato dalle notizie, le ipotesi sono due: o la giustizia è impotente di fronte al dilagare di un nuovo fenomeno, oppure ci troviamo alle prese con una psicosi collettiva. Qual è la verità?
    “Per quanto riguarda i fatti accaduti in asili e scuole, propenderei decisamente per un’ossessione di massa”, risponde lo psicanalista Marco Lodi. “Siamo giustamente terrorizzati dalla pedofilia, ma questa versione contemporanea della caccia alle streghe dimostra che famiglie e istituzioni sono impreparate ad affrontare correttamente il fenomeno.”
    * Cosa non fare
    Per capire come possano prendere forma certe storie di abusi, spesso fantasiose, bisogna partire da una premessa: il bambino piccolo risponde alle domande dell’adulto supponendo che questi conosca già la risposta, e quindi le vive come se venisse sottoposto a un esame. La risposta “giusta” sarà quella che, secondo lui, i grandi si aspettano. “Ecco perché i genitori, nel caso nutrano qualche sospetto di insidie sessuali nei confronti dei figli, devono assolutamente evitare di assoggettarli a interrogatori, magari videoregistrati”, raccomanda Lodi. “Se la mamma o il papà, in perfetta buona fede, si sono convinti che il piccino sia stato infastidito e glielo chiedono espressamente, è molto probabile che la risposta sia affermativa, anche se il bimbo non ha la minima idea di cosa si stia parlando. Ecco quindi che i timori prendono corpo e si ‘costruisce’ dal nulla, domanda dopo domanda, illazione dopo illazione, una vicenda che porterà danni irreparabili a tutte le parti in causa. Tra l’altro così facendo non sarà mai possibile arrivare alla verità, neppure con l’intervento di uno specialista, poiché la mente del bimbo da un certo punto in poi non sarà più in grado di distinguere il vero dal falso.”
    * Come comportarsi
    Poiché nessuno nega che la pedofilia esista, i genitori hanno certamente il diritto e il dovere di vigilare. Se qualche atteggiamento insolito del loro figlioletto (per esempio disturbi del sonno, inappetenza, apatia) dovesse metterli in allarme, la soluzione migliore sarà osservare attentamente i suoi comportamenti, prenderne nota e riferirli soltanto a un esperto (che potrebbe essere lo psicologo o lo psichiatra infantile del locale consultorio familiare). Sarà lui e nessun altro – genitori, insegnanti, carabinieri o magistrati che siano – a parlare per primo con il bambino, decidendo se esistano i fondamenti per avvertire le autorità.

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