Unipol, la Forleo tira dritta con le sue accuse
20 Novembre 2007
di Redazione
“Mi risulta che la Procura di Brescia stia indagando accuratamente sulla mia denuncia senza inopportune fughe di notizie”. Così il gip di Milano, Clementina Forleo, commenta l’audizione avvenuta oggi, davanti alla prima commissione della Csm.
Il procuratore generale Mario Blandini che avrebbe sottoposto la Forleo a pressioni sul caso delle intercettazioni relative alle scalate bancarie, ha dichiarato di non avere mai parlato al gip milanese di Massimo D’Alema. Quel che si limita poi ad aggiungere la Forleo è un secco: “Mi tutelerò nelle dovute sedi su quel che sta accadendo”.
Blandini ha confermato di essere “molto amico” della Forleo e di aver raccolto spesso sue “confidenze”.
Ma ha negato l’episodio che lo stesso gip aveva riferito ai consiglieri del Csm nella sua audizione, il 6 novembre scorso: una conversazione amichevole durante la quale il pg, invitandola ad essere cauta e a depositare soltanto le intercettazioni strettamente legate all’inchiesta sulle scalate bancarie, le avrebbe riferito di aver saputo delle preoccupazioni di D’Alema.
“Lo nego decisamente”, avrebbe affermato piú volte Blandini davanti ai rappresentanti dell’organo di autogoverno della magistratura, ai quali avrebbe spiegato anche che era sempre la Forleo a rivolgersi a lui, a chiamarlo per chiedergli consigli.
Ai consiglieri il pg non avrebbe nascosto di essere preoccupato da alcune reazioni “esagerate” della Forleo, come nel caso della rinuncia alla scorta, che sarebbero il frutto di una sua eccessiva preoccupazione di essere sottoposta a pressioni.
Reazioni di fronte alle quali Blandini avrebbe espresso “sconcerto”, ad esempio per quel che riguarda i rapporti del gip con i Carabinieri, che in alcune occasioni, sempre secondo quanto emerso al termine dell’audizione a Palazzo dei Marescialli, sarebbe stato “increscioso e senza fondamento oggettivo”.
Blandini, come anche gli altri colleghi ascoltati – il presidente del Tribunale milanese Livia Pomodoro e il capo dell’ufficio dei gip del capoluogo lombardo Filippo Grisolia, oltre al presidente dell’Ordine degli avvocati Paolo Giuggioli (assente, invece, perchè malato il capo della Procura Manlio Minale) – avrebbero descritto un quadro di rapporti difficili tra la Forleo e i colleghi, connotati da un eccesso di diffidenza, una situazione di “disagio” per la gip, convinta di essere “isolata” negli uffici giudiziari milanesi, come lei stessa ha denunciato.
“Situazione di disagio e di estrema difficoltà” a cui si richiama ancora il consigliere Vacca, che della Prima Commissione è vicepresidente: “La sensazione – spiega – è che la dottoressa Forleo si sia sentita a torto sottoposta a intimidazioni e pressioni, inesistenti, e che ció abbia dato luogo a manifestazioni non perfettamente corrispondenti alla realtà concreta”.
Ai consiglieri del Csm, poi, la presidente del Tribunale milanese avrebbe spiegato anche che la Forleo contesterebbe l’interpretazione della norma secondo cui dovrebbe lasciare l’incarico di gip, avendo superato il limite dei dieci anni di permanenza nell’ufficio.
L’istruttoria del Csm proseguirà nei prossimi giorni. Dopodomani, sempre la Prima Commissione ascolterà i due pm brindisini Antonio Negro e Alberto Santacaterina: chiamati in causa dalla Forleo per presunte omissioni e inerzie nell’inchiesta sulle minacce via cavo ricevute dai genitori (poi deceduti in un incidente stradale), sono stati loro stessi a chiedere al Csm di essere ascoltati per chiarire la situazione.
