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Università. Quagliariello: “Concorrenza e merito: serve nuovo paradigma”

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"Le università devono avere degli strumenti e devono dare dei risultati, e devono essere misurate su questi risultati attraverso un sistema di incentivi e disincentivi che dipenda dai risultati conseguiti". Lo ha detto il vice capogruppo vicario del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello, parlando con i giornalisti a Bari a margine della presentazione della federazione del sistema universitario pugliese-lucano-molisano.

Per l’esponente del Pdl c’è bisogno di formulare un nuovo paradigma che coniughi concorrenza e merito, sia all’interno delle singole università che fra diversi istituti. "Il modello classico dell'università – ha ricordato – era quello del libero apporto tra studenti e docenti e si basava su due regole: la separatezza del mondo universitario, per esempio nell'università non poteva entrare la forza dell'ordine; e la cooptazione, cioè era l'università che cooptava al suo interno". Queste due regole, ha detto, sono ormai entrate in conflitto.

Ma Quagliariello ha anche parlato di politica e giustizia: "Accelerare i tempi di una giustizia troppo lenta ed evitare che riparta lo scontro tra politica e giustizia, sono due terreni concreti su cui la maggioranza dovrà dare una prova di compattezza". Sulle divergenze tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il premier Silvio Berlusconi, che potrebbero portare alla nascita di un nuovo partito, Quagliariello spiega che "queste sono cose che vengono determinate in due: sarebbe la scelta più sbagliata quella di far finta di nulla".

I partiti, spiega, sono coesi se c’è una visione comune su principi di fondo, pur rispettando "declinazioni" differenti fra esponenti dello stesso partito. "I dibattiti di questi mesi hanno fatto emergere le circostanze per le quali tra noi e i finiani, su una serie di temi fondamentali, legalità, garantismo, laicità, immigrazione", ovvero i temi che riguardano l'agenda politica del nuovo secolo, "non c'è uno stesso modo di vedere". Allora, sostiene il senatore, è meglio prendere atto delle divergenze e aprire un confronto, "piuttosto che mettere la testa nella sabbia". "È più facile una collaborazione tra diversi che non tra persone che hanno paura di guardare le loro diversità".

Il merito alla questione meridionale ha detto che la chiave è quella di attrarre capitali. "Il nuovo meridionalismo – ha sottolineato – si gioca sul fatto di rendere sicure le nostre regioni dal punto di vista della criminalità organizzata perché se c'è criminalità organizzata non c'è investimento". Bisogna "migliorare le infrastrutture; applicare, nei limiti del possibile, una fiscalità di vantaggio che ricostituisca le regole di mercato; e promuovere l'innovazione e l'eccellenza anche e non solo a livello di strutture universitarie".

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