Usa 2008: Obama a caccia di voti per le prossime primarie

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Usa 2008: Obama a caccia di voti per le prossime primarie

27 Maggio 2008

Per il senatore dell’Illinois Barack Obama il nemico ha un nuovo nome: John McCain. Archiviata, o quasi, la sfida con l’ex first lady Hillary Clinton, – ancora in corsa per la nomination democratica, ma ormai distantissima in termini di delegati e in difficoltà nel raccogliere il consenso dei superdelegati, – il probabile candidato democratico alla Casa Bianca lancia la propria sfida al senatore dell’Arizona e lo fa andando alla caccia del consenso di quegli Stati che, durante le passate elezioni presidenziali, hanno votato per i repubblicani, ma con margini molto stretti, come New Mexico, Nevada e Colorado.

Obama appare determinato a farsi conoscere il più possibile proprio nell’ovest del Paese dove nel 2004 il democratico John Kerry perse per un soffio contro l’attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush. "Combatterò con tutte le nostre forze in questi Stati e mi aspetto di riuscire a vincere", ha detto Obama parlando in New Mexico.

McCain, dal canto suo, sembra avere raccolto la sfida e appare intenzionato a concentrare le proprie "attenzioni" sul giovane collega di Chicago, ignorando quasi del tutto la sua avversaria. Clinton è impegnata a fare campagna elettorale a Porto Rico, dove si vota l’1 giugno e dove la senatrice di New York dovrebbe avere vita facile, forte del sostegno degli elettori ispanoamericani, aggiudicandosi buona parte dei 55 delegati in palio.

La scelta di Obama, – pensare al voto di novembre anziché all’eterna lotta contro l’ex first lady, – appare naturale se si considera che il senatore di Chicago, con 86 delegati ancora in palio tra Porto Rico, Montana e Sud Dakota, è ad appena 49 delegati dai 2.026 necessari per aggiudicarsi la nomination e stacca la rivale di quasi 200 delegati, 1.977 a 1.779.

Il senatore di Chicago, che ha in programma oggi appuntamenti elettorali a Denver, in Colorado, e a Reno, in Nevada, focalizzerà l’attenzione sulle questioni economiche, particolarmente sentite nell’area di Las Vegas. In aprile, infatti, il Nevada ha registrato il più alto numero di notifiche per mancati rimborsi delle rate dei mutui, consegnate a una famiglia su 146, un tasso quattro volte superiore rispetto alla media nazionale. Proprio il fatto che Obama è relativamente poco conosciuto in questa parte del Paese è il tasto su cui sembra intenzionato a battere John McCain, secondo cui "Obama non ha esperienza sulle questioni che stanno a cuore nella regione e non le conosce a fondo".

Guardando al voto di novembre, Stati come Nevada, Colorado e New Mexico potrebbero rivelarsi vitali se la competizione fosse serrata, soprattutto se Obama continuasse a incontrare difficoltà nel catturare il consenso degli elettori bianchi e dei lavoratori di fascia medio-bassa, che si sono dimostrati favorevoli a Clinton nella fase delle primarie. Il senatore dell’Illinois punta sul fatto che la scarsa approvazione nei confronti di Bush e i cambiamenti demografici nella regione, dove il numero di nuovi elettori è in aumento, possano giocare a suo favore, spostando il voto dai repubblicani ai democratici.

I tre Stati contano complessivamente 19 dei grandi elettori necessari per essere eletti per la Casa Bianca. Nel sistema elettorale americano, il presidente è eletto appunto dai "grandi elettori" assegnati in ogni Stato tramite conteggi complessi e su base demografica (gli Stati meno popolosi hanno meno delegati), equilibrati però in modo che gli Stati più piccoli non siano penalizzati. I grandi elettori di ogni Stato sono assegnati al candidato (repubblicano o democratico) che ottiene la maggioranza del voto popolare. Per essere eletto presidente, un candidato ha bisogno di 270 grandi elettori, ovvero la maggioranza dei 538 totali.