Usa. Incendio in camera iperbarica, il piccolo Francesco resta grave

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Usa. Incendio in camera iperbarica, il piccolo Francesco resta grave

03 Maggio 2009

Restano gravi ma stazionare le condizioni di Francesco Pio Martinisi, il bambino italiano di 4 anni che lotta per la vita nel reparto grandi ustioni di un ospedale di Miami, in Florida, dopo essere rimasto vittima di un incendio in una camera iperbarica che è costato la vita alla nonna.

Al Jackson Memorial Hospital di Miami, i responsabili del reparto dove si trova ricoverato Francesco per buona parte della domenica non hanno diffuso aggiornamenti o bollettini medici sulle condizioni del bambino, e lo stesso hanno fatto i portavoce del grande ospedale nella metropoli della Florida. Che la situazione è stazionaria, nella sua gravità, lo ha riferito invece Pasquale De Lucia, sindaco di San Felice del Cancello, il comune della provincia di Caserta da dove Francesco era partito con i familiari per un "viaggio della speranza", per cercare di curare una tetraparesi spastica.

Il bambino ha ustioni sul 90% del corpo, ed è in cura in un centro che è specializzato in casi del genere, lo ‘UM/JM Burn Center’, che da 40 anni è considerato un reparto d’eccellenza nel settore delle grandi ustioni. Il centro raccoglie centinaia di casi all’anno da Florida, Caraibi e America Latina, e il 15% dei suoi pazienti sono ragazzi e bambini sotto i 16 anni.

Il Jackson Memorial Hospital è in questi giorni tra l’altro in stato d’emergenza per i timori della nuova influenza, che ha già fatto registrare tre casi confermati in Florida e presenta molti altri casi sotto osservazione. La nonna del bambino, Vincenza Pesce, è morta nella notte tra venerdì e sabato nell’ospedale di Miami dove era stata trasportata con il piccolo in seguito all’incendio nella camera iperbarica del Ocean Hyperbaric Oxygen Neurologic Center di Lauderdale-by-the-Sea, una località nel sud della Florida.

Secondo i media americani, quella di Vincenza Pesce è in assoluto la prima morte che avviene negli Stati Uniti per un’esplosione da ossigeno in una camera iperbarica. Una circostanza che ora spinge le autorità statunitensi a cercare di far chiarezza su un incidente che al momento resta di difficile spiegazione. "Questi trattamenti avvengono da 50 anni e, se fatti correttamente, sono assolutamente sicuri", ha commentato Hope Fine, titolare di un altro centro iperbarico della zona.

Il quotidiano locale Sun Sentinel ha censito sei centri specializzati in terapie con camera iperbarica nel sud della Florida, di cui quattro risultano approvati dalla IHA, un’organizzazione internazionale che stabilisce le direttive per la sicurezza delle camere: la clinica dove è avvenuta l’esplosione che ha coinvolto Francesco e la nonna non risulterebbe tra queste. Gli investigatori per il momento non hanno annunciato alcuna incriminazione per l’incendio e stanno esaminando la documentazione del centro dove è avvenuto.

Secondo le ultime informazioni trapelate una bimba lecchese, avrebbe dovuto svolgere un trattamento iperbarico proprio nella camera distrutta dall’incendio divampato all’ospedale di Lauderdale by the Sea, in Florida, proprio la mattina di venerdì, quando il rogo ha ucciso una donna e ferito in modo molto grave il nipotino di quattro anni, che si stava sottoponendo alla consueta seduta terapeutica.

La piccola Martina, 2 anni e mezzo, la cui storia in provincia di Lecco ha mobilitato associazioni e privati in una gara di solidarietà per finanziare le cure, è affetta da sindrome di West, ed è negli Stati Uniti da sei mesi con i genitori Valentina e Omar Sirianni di Monte Marenzo (Lecco), per sottoporsi alla terapia sperimentale che, su bambini con patologie simili alla sua, ha dato risultati confortanti. Martina dallo scorso novembre entrava regolarmente nella camera iperbarica dell’Ocean Hyperbaric Oxygen Neurologic Center insieme a uno dei genitori.

"Proprio dopo questo bambino, che conosciamo, sarebbe dovuta entrare Martina nella camera iperbarica – spiega lo zio della piccola, Emanuele Laquidara, fratello della mamma -. La bimba non stava molto bene e Valentina ha chiamato la clinica per avvisare che non avrebbero fatto la seduta. È stato in occasione di quella telefonata che le hanno spiegato cos’era accaduto". A questo punto la stessa permanenza negli Stati Uniti della giovane famiglia di Monte Marenzo è da verificare.