Usa-Iran. Secondo il WP presto scudo antimissile in Europa meridionale

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Usa-Iran. Secondo il WP presto scudo antimissile in Europa meridionale

01 Agosto 2010

Gli Stati Uniti stanno per attivare uno scudo antimissile in Europa meridionale, nel quadro di un rafforzamento dei sistemi di difesa regionale contro la minaccia dei missili iraniani. Lo riferisce il Washington Post.

Il quotidiano americano, citando responsabili del ministero della Difesa, afferma che il Pentagono è vicino a una accordo per installare una stazione radar terrestre, probabilmente in Turchia o in Bulgaria. L’installazione di un radar di grande potenza permettere di rendere operativa nel 2011 la prima fase di questo scudo.

Allo stesso tempo, scrive il Washington Post, gli Stati Uniti stanno lavorando con Israele e con paesi alleati nel Golfo per costruire e ammodernare le loro capacità di difesa anti missile. Le difese antimissile in Europa, Israele e nel Golfo sono tecnicamente separate e a diversi stati di avanzamento. Ma, scrive il Wp, sono tutte ideate per far parte di un sistema di comando e controllo operato da o con personale americano. Ad esempio la stazione radar americana installata nel 2008 in Israele è gestita da personale Usa ed è già funzionante e fornisce informazioni alle navi americane che operano nel Mediterraneo.

Il concetto di uno scudo antimissile contro un possibile attacco sovietico risale al presidente Ronald Reagan nel 1983 ed è stato poi ripreso dall’amministrazione di George W Bush in funzione anti Iran e Corea del nord. Il presidente Barack Obama ha modificato l’approccio, pensando ad un sistema più flessibile, ma più esteso, da costruire per gradi entro il 2020.

Il quotidiano americano scrive che dallo scorso anno la Marina ha dispiegato incrociatori e cacciatorpediniere di classe Aegis con sistemi di difesa antimissile nel Mediterraneo. Queste navi costituiranno l’ossatura dello scudo di Obama in Europa. A differenza delle postazioni di terra pensate da Bush le navi possono essere facilmente spostate in aree considerate più a rischio di un attacco iraniano ed essere usate anche in altre missioni, per esempio contro la pirateria. Secondo comandanti della marina citati dal Wp, attualmente nel Mediterraneo orientale ci sono solo una o due navi Aegis, ma fonti del Pentagono affermano che il numero potrebbe triplicare con tre navi dispiegate ed altre tre di appoggio, a seconda del livello di minaccia proveniente dall’Iran.